Toscana
Band rosignanese si esibisce ad Atlanta nell'olimpo del metal
R.B
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In alto a destra la band degli Eldritch Gli Eldritch voleranno negli Stati Uniti per cantare sull'ambito e suggestivo palco del "Progpower festival"
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ROSIGNANO. Vivere "on the road", calcare grandi palchi, esibirsi davanti ad una folla che ti osanna, magari in America. È l'aspirazione di ogni musicista, la soddisfazione che ogni rocker vorrebbe togliersi. Un sogno che tra due settimane e una manciata di giorni gli Eldritch, gruppo metal di Rosignano, toglieranno dal cassetto. Il prossimo 15 settembre sorvoleranno il cielo a stelle e strisce per poi esibirsi il giorno dopo al "Progpower festival" di Atlanta. Uno dei palchi più ambiti dai musicisti metal. La storia. Il salto da un piccola sala prove sulle colline rosignanesi agli Usa è lungo. Dura la fatica per spiccarlo. A volte servono anni, altre la ruota non gira. Di anni agli Eldritch ne sono serviti venti. Era il 1991 quando Mario Tarantola ed Eugenio Simone decisero di formare una band. Prima scelsero il nome Zeus, poi passarono al titolo di una canzone dei Watchtower: Eldritch. In due decenni Tarantola (voce) e Simone (chitarra) sono rimasti la colonna del complesso. Gli altri musicisti sono andati e venuti. Otto album. La svolta è arrivata nel 1995 con la pubblicazione del primo album "Seeds of rage" per la tedesca Insideout. «Poi sono stati incisi altri sette cd in studio (il prossimo esce in autunno, ndr) e uno dal vivo - spiega Tarantola - in più abbiamo girato alcuni video e suonato un po' in tutta Europa». Nel libretto dell'album di debutto i componenti degli Eldritch si sono ribattezzati in inglese. Da quel giorno, per i fans, Mario Tarantola è Terence Holler ed Eugenio Simone si chiama Eugene Simone. All'uscita, "Seeds of rage" ottiene ottime recensioni, la schiera di fan si allarga e arriva la richiesta di concerti. Un piccolo successo; fortuna dettata anche dal fatto che Taratola è cresciuto a New York e il suo inglese impeccabile. Ferri battuti e Solvay. Dopo venti anni, tre Gods of Metal, tour europei, un festival a Chicago e collaborazioni importanti, il gruppo è conosciuto nell'ambiente. «Siamo una buona band underground», precisa Tarantola. Nonostante questo di metal non si vive. Simone è dipendente Solvay e Tarantola fino a qualche mese fa batteva il ferro. «Solo da poco sono diventato musicista professionista». Per non mancare i concerti, si sono dovuti sacrificare, chiedere ferie, abbassare le saracinesche. «Ma poi la soddisfazione del palco e dei fan ti ripaga di tutto - dice il cantante - qualche giorno fa ero in un ristorante in Versilia. Dalla finestra noto che dei ragazzi mi guardano. Mi avevano riconosciuto e mi hanno aspettato per l'autografo. Una gioia». In fondo, per un metallaro incontrarli è come per chi ascolta la commerciale incontrare Vasco Rossi. «Con la differenza che siamo raggiungibili», dice Tarantola. E più di una volta, nella piccola sala prove in collina sono arrivati i fan per ammirarli all'opera. A metà settembre però, non ci sarà nessuno tra quelle quattro mura. Giusto il tempo per un concerto in America e tornare indietro. Chi in fabbrica, chi in officina. Fino alla prossima serata. La band. Il gruppo rosignanese è composto da: Terence Holler, Eugene Simone, Rudj Ginanneschi, Raffahell Dridge, John Crystal e Gabriele Caselli.
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