Il Tirreno

Analogie e botte da orbi: la fusione di Bolgheri vista con gli occhi degli storici

Rino Bucci
Analogie e botte da orbi: la fusione di Bolgheri vista con gli occhi degli storici

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 BOLGHERI. Due comuni, due storie diverse. L'evoluzione delle amministrazioni di Castagneto e Bibbona ha viaggiato lungo binari diversi, a volte distanti. Strade separate che con la proposta di fusione nell'unico comune di Bolgheri avanzata da Fabio Tinti (sindaco di Castagneto) e accolta da Fiorella Marini (sindaco di Bibbona), potrebbero ricongiungersi.  Se il futuro ci riserverà o meno un clamoroso matrimonio è presto per dirlo. Certo è che il passato parla di rivalità, aspri scontri e curiose analogie.  Il castagnetano. «Castagneto e Bibbona sono due realtà che non hanno niente in comune dal punto di vista storico - dice Luciano Bezzini, studioso castagnetano - Non hanno niente a che fare neanche con Bolgheri, le cui case oggi sono abitate solo da forestieri. Da sempre ci sono state forti rivalità verso Bolgheri. Si accusavano i residenti di essere schiavi dei padroni e lì giù botte sia dai bibbonesi e dai castagnetani. Oggi potrebbe diventare il punto d'unione. Curioso, ma difficile. Va anche ricordato che Bolgheri è già stato comune nella seconda parte del Quattrocento. Poi ci fu l'unificazione con le altre frazioni. Ci sono punti di contatto con la situazione di oggi. La storia si ripete, ma a mio parere l'idea di questa fusione non farà strada. Il comune di Castagneto è troppo eterogeneo per mischiarsi ancora».  Il bibbonese. «Parliamoci chiaro - dice Marco Andrenacci, storico di Bibbona - il percorso dei due comuni è completamente diverso. Però, a tratti, dal passato affiorano le analogie. Bibbona è un'amministrazione antica, era già comune libero, con statuto e stemma, nel XIII secolo. Il toponimo Bibbona è etrusco, avrà più di tremila anni, quindi occhio a toccarlo. È interessante che nell'Ottocento sia accaduto ciò di cui si parla oggi. A seguito di una crisi economica e visto che il commercio si era spostato su Cecina, Bibbona optò per la fusione con la città a nord. Tutta l'amministrazione fu inglobata nel comune del Fitto di Cecina (1873) fino al 1906, quando siamo tornati indipendenti. Oggi, dopo due secoli, si potrebbe ripercorrere la strada della fusione con un vicino. Cosa ne penso? Sarò cinico, ma se porta a un risparmio ben venga». Diversi percorsi, stesso stile di vita: «La terra e il mare sono tutto - dice Andrenacci - in entrambi i comuni si vive di agricoltura e turismo». E poi c'è la morfologia, che è identica: il palazzo civico in collina (Castagneto e Bibbona), la frazione a mare (le due Marine) e quella lungo l'Aurelia (Donoratico e La California). In mezzo c'è Bolgheri.

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di Redazione web