Il Tirreno

LA POLEMICA

Non sapete che i porti inquinano?

Elena Mastroleo   (Follonica)
Non sapete che i porti inquinano?

2 MINUTI DI LETTURA





Nello stesso giorno in cui Assonauta e Confindustria di Cecina replicano alle critiche di Italia Nostra rispetto al futuro porto turistico il quotidiano La Repubblica (pag. 21) dedica una pagina intera al caos in mare, agli incidenti nautici, al sovraffollamento delle coste, ai marinai della domenica. Le amministrazioni pubbliche e le associazioni por-porti enunciano nel tempo le stesse frasi: "basso impatto ambientale", "un porto di qualità", "riqualificazione e valorizzazione del territorio", "nuovi posti di lavoro"... Le stessi identiche riflessioni ripetute a pappagallo da altri Comuni e associazioni della bella costa toscana che prima di Cecina hanno deciso di cementificare baie e calette per creare i famosi approdi turistici (Scarlino, San Vincenzo...). Rappresentanti del pubblico interesse e della collettività continuano a sognare sviluppo e ricchezze legate ai proprietari di mega yacht.

Se li immaginano ricchi, belli, aitanti. Pronti a spendere, a trasformare piccoli approdi di pescatori in località dorate. Si parlino tra loro questi soggetti, quelli che immaginano e quelli che hanno già fatto. La realtà è un'altra. I porti distruggono il paesaggio, sono costruiti spesso male, su progetti e mentalità vecchie, sempre mal integrati col paesaggio. Si riempiono di yacht come i parcheggi di camper.  I porti diventano poco poeticamente dei rimessaggi galleggianti. Le grandi barche inquinano e fanno casino. Sapete quanto gasolio serve per azionare uno yacht? Chi li possiede spesso non è né bello, nè marinaio, ma spesso goffo, arricchito, evasore fiscale, marinaio del fine settimana che non conosce il mare e i suoi abitanti, che non rispetta nessuno.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa