Il dolore
Fiamme all'H5, ora è caccia al piromane
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Sopra un vigile del fuoco in azione durante il rogo nella zona dell’H5 A destra l’elicottero della Regione getta l’acqua sopra le fiamme alteIndividuati i probabili inneschi dei due grossi incendi
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ROSIGNANO. È caccia al piromane. Non ci sono dubbi, infatti, che dietro al maxi incendio che si è sviluppato domenica pomeriggio nella zona dell'H5 ci sia la mano dell'uomo (o di più persone). Probabilmente la stessa che ha agito sabato 13 agosto grosso modo nella solita zona di via Lungomonte, tra Rosignano Solvay e Caletta. Questa è la conclusione della Forestale, che sta coordinando le indagini sul rogo che ha devastato circa 7 ettari di terreno di proprietà della Unicoop Tirreno (sul posto era presente il responsabile patrimonio dell'azienda di Vignale). Gli inneschi. Ma il piromane avrebbe agito in due modi diversi. Per quanto riguarda l'incendio al Casalino, terreno in questo caso di proprietà del Comune e destinato ad accogliere il nuovo distretto sanitario, quasi sicuramente è stata utilizzata una bottiglia intrisa di alcol o benzina con una stoppino. Bottiglia che sarebba stata recuperata durante il sopralluogo del giorno dopo le fiamme. Domenica, invece, si sarebbe agito in un altro modo. L'ipotesi più gettonata è che con un accendino si sia appicato il fuoco in tre punti diversi. Il resto lo ha fatto tutto il vento di maestrale, che ha spinto le fiamme pericolosamente verso i caseggiati (lato via della Cava) trovando una vegetazione molto facile da incendiare: un vigneto e un uliveto abbandonato, dei canneti anche alti 4-5 metri e dei cipressi che sembravano delle candele. Per questo motivo è stato necessario far evacuare quattro famiglie. Al momento non ci sarebbero testimonianze di cittadini che hanno visto qualcuno lasciare quel terreno nell'ora dell'incendio (poco dopo 15): chi ha appicato il fuoco, infatti, ha avuto a disposizione diverse vie di fuga una volta attraversato il fosso. I motivi. Ma cosa ci può essere dietro a questi gesti? Qualcuno contrario agli indirizzi urbanistici previsti? L'assessore alla protezione civile Daniele Donati lo esclude. «Penso più a qualche mitomane - dice l'assessore - che non sa come passare il tempo. Quanto successo domenica è molto grave, perché le fiamme hanno davvero lambito alcune case e c'è stato bisogno di uno spiegamento di forze notevole per limitari i danni. Oltre al lavoro dei vigili del fuoco, ringrazio tutti i volontari che hanno prestato servizio e hanno contribuito alla salvaguardia della salute dei nostri cittadini». La bonifica. Ieri la Forestale è tornata sul punto dell'incendio per valutare con esattezza - attraverso le apparecchiature gps - la quantità di terreno bruciato e per trovare, eventualmente, altri indizi utili a risalire al responsabile (o ai responsabili). Come spiega l'ispettore Alberto Ortese, la zona è stata presidiata dai volontari della Pubblica assistenza di Cecina e Rosignano e della Misericordia di Montenero e Gabbro fino alle 23 della domenica. Ieri, poi, è stata completata l'opera di bonifica e di messa in sicurezza.
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