Il Tirreno

Con Regione e Provincia si cerca una soluzione per le concessioni minerarie bloccate da 7 mesi dal Tar

Solvay tratta per il salgemma

Mario Moscadelli
Una veduta dall’alto della fabbrica
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Una veduta dall’alto della fabbrica

Cresce la preoccupazione nell'azienda: «Attività di estrazione limitata»

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 ROSIGNANO. Una soluzione per sbloccare in fretta la concessioni minerarie congelate da una sentenza del Tar del dicembre scorso. È quella che sta cercando Solvay, che sul caso è salita di recente in Regione per capire come uscire da una situazione che «preoccupa sempre di più», come spiegano dall'azienda.  Al momento le concessioni oggetto del contenzioso - "Cecina", "Volterra" e "Poppiano" - sono in uno stato di congelamento forzato, come la definisce la stessa Solvay. Nel senso che la multinazionale, nonostante la sentenza del tribunale, sta continuando comunque nella manutenzione ordinaria: altro aspetto poco gradito all'azienda che comunque deve far fronte a dei costi che non portano nessun rendiconto.  Ma quello che preoccupa di più sono le ripercussioni a medio termine che questo stop all'estrazione di salgemma potrebbe avere sulla fabbrica. E non solo sull'attività produttiva, ma anche su tutto ciò che è collegato a questa come logistica, trasporti e indotto. Ricordiamo, infatti, che il salgemma è la materia prima che insieme al calcare estratto dalla cave di San Carlo è indispensabile per la produzione di soda e bicarbonato. «Il recente incontro in Regione - spiegano dall'azienda di via Piave - è stato solo uno dei confronti con le autorità interessate da questo procedimento. Autorità che si stanno dimostrando molto sensibili al problemi e che si sono detti pronti a trovare una soluzione per risolvere la questione».  Solvay è a caccia di una soluzione definitiva. E c'è bisogno anche di far presto, perché il rischio di ripercussioni sulle produzioni si avvicina sempre di più.»Oggi l'attività estrattiva è al minimo e non ci sono possibilità di un potenziamento. Inoltre, dobbiamo comunque garantire un mantenimento dell'attività delle cave di estrazione».  Solvay - nonostante il ricorso al Consiglio di stato - dichiara di non vuole assolutamente uno scontro, ma di cercare un'intesa per sbloccare le concessioni e far cessare così il rischio di approvvigionamento di salgemma che si è creato dal giorno di quella sentenza è che sempre più forte».  Sentenza in cui il giudice del tribunale amministrativa ha accolto, in sostanza, le istanze presentate nel 2009 dall'avvocato Carlo Tamburini per conto delle associazioni ambientaliste Wwf e Italia Nostra contro l'autorizzazione concessa dalla Regione a Solvay e Ati Sale. In pratica il Tar ha ritenuto insoddisfacente la sostituzione del progetto Idros con l'impegno di Solvay e Atisale a partecipare alla realizzazione dell'invaso di Puretta, in quanto non ci sarebbero le condizioni per verificare se l'invaso sia realizzabile e se questa prescrizione sostituisca effettivamente Idros nella parte idroprotabile. Su questa sentenza pende anche l'appello avanzato dalla Regione Toscana nel febbraio scorso. Appello che si basa sul fatto che «la mancata coltivazione delle miniere di sale comporta dei rischi al ciclo produttivo della Solvay con implicazioni occupazionali».  

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