Il Tirreno

«No al nuovo porto la foce del fiume è patrimonio di tutti»

Una proiezione mostra la foce del Cecina nel progetto del nuovo porto
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Una proiezione mostra la foce del Cecina nel progetto del nuovo porto

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 CECINA. La foce del fiume Cecina è patrimonio di tutti, sulle sue sorti non può decidere solo il Comune e un piccolo pugno di uomini. Senza che la maggioranza dei cittadini sia adeguatamente informata. Così la professoressa Roberta De Monticelli, filosofa teoretica all'Università San Raffaele di Milano, innamorata della costa cecinese, lancia la sua sfida per «salvare quel che resta dello straordinario patrimonio ambientale rappresentato dal fiume».  Contro il progetto del nuovo porto turistico, si è schierata di recente Italia nostra, che l'ha definito senza mezzi termini «uno stupro ambientale». La De Monticelli intende aprire una sede locale dell'associazione per proseguire nella sua battaglia. Quella che lei definisce «un'accorata richiesta per evitare lo scempio».  Una battaglia, lo chiarisce, che non ha niente di personale. Anzi De Monticelli tiene a precisare la sua profonda stima per il sindaco Benedetti, «che mi ha concesso un incontro, molto educatamente. Nel quale ho percepito la sincera aspirazione a realizzare un'opera che i cecinesi avvertono come importante per il loro sviluppo».  Roberta De Monticelli, ex normalista, una importante carriera accademica all'attivo - ha insegnato a Ginevra, alla Statale di Milano e attualmente è docente ordinaria di Filosofia della persona al San Raffaele - ha una casa a Castellina e da vent'anni frequenta la costa cecinese, con un particolare amore per la foce del Cecina. La sua battaglia appassionata parte proprio da qui. «La foce è un bene di tutti - argomenta - è una cosa rara, così come il fiume è un bene prezioso da recuperare appieno, attorno al quale dovrebbe ruotare l'intero rilancio della Val di Cecina. Eppure si ha la percezione che la popolazione locale non abbia consapevolezza di questo valore, di questa unicità, di questo residuo di bellezza; ne parla come un milanese potrebbe parlare di Sesto San Giovanni, ovvero di un ambiente degradato, per il quale non c'è più speranza».  Il progetto porto, secondo la De Monticelli, non fa che aggravare l'impatto ambientale sul fiume e la foce. Già duramente provata dall'erosione. «Un problema enorme per l'intero tombolo». Ma perché se ne accorge proprio ora? «È vero - ammette - forse è tardi, ma finora, fin quando non abbiamo visto recinzioni e cartelli, non sembrava che questo progetto potesse mai decollare».  Le motivazioni della professoressa Monticelli sono due, essenzialmente. La prima, appunto, di carattere ambientale: si va a gravare su quest'area con mezzo chilometro di cubi di cemento, «non solo posti barca e parcheggi, ma anche appartamenti, eliporto, negozi, mercato, fitness... qualcosa come un quarto dell'attuale città di Cecina che piomba sul fiume».  E perché? «Perché nell'impossibilità di sopperire ai finanziamenti per la costruzione del nuovo porto, si ricorre a investimenti a fini speculativi nel settore edile». E qui si innesta la considerazione di tipo "etico". «Ne faccio una questione di etica pubblica - spiega - perché se è legittimo valorizzare il comparto nautico, non c'è nessun vantaggio per la comunità a cedere terreni pubblici a privati in cambio di interventi minori di regimazione delle acque, i quali a loro volta li cedono a finanziatori terzi». Insomma ciò che va a vantaggio della società porto «non viene a vantaggio della comunità generale».  Su questo, non solo il Comune, «che rilascia le concessioni, e che pure non ha l'intera documentazione d'impatto ambientale, che io avevo chiesto di visionare», ma anche la Regione, che «ha approvato in modo condizionale la valutazione d'impatto ambientale (Via) dovevano distinguere».

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di Redazione web