Il dolore
«Ma adesso non chiamatemi eroe»
Auto contromano verso il parco, carabiniere la blocca
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ROSIGNANO. Si è infilato nell'auto in corsa, riuscendo a tirare il freno a mano e ad arrestarne la marcia su una traiettoria ormai impazzita. Secondi decisivi per impedire che la Toyota Yaris si schiantasse sulla palizzata del parco giochi dove si trovavano alcune famiglie con bambini. «Ma non chiamatemi eroe, per favore - si schernisce lui -. Ho fatto quello che mi sentivo di fare. Mi dispiace solo che non sia servito a salvare la vita a una persona». Vincenzo Della Rocca, 48 anni, è un carabiniere della stazione di Solvay: appuntato scelto. Trent'anni di carriera con l'Arma, tra la Campania, il Piemonte e la Toscana. Domenica era con la compagna nella pinetina di via Aldo Moro. In licenza, ma a un tiro di schioppo dalla caserma dove lavora. «Ho sentito un bòtto - ci racconta - mi sono voltato e ho visto quell'auto che proveniva contromano. Aveva appena urtato il cordolo del marciapiede. Quando è arrivata a circa dieci metri da me, ho visto che al volante c'era un uomo accasciato sullo sterzo. Non ci ho pensato un attimo. L'ho rincorsa e mi sono buttato dentro attraverso il finestrino lato passeggero, che era aperto. Non so come ma sono riuscito a tirare il freno a mano». Della Rocca non si rende ancora conto del pericolo che ha corso, ma soprattutto del fatto che in quei pochi secondi è probabilmente riuscito ad evitare il peggio. Bastava che su quella corsia si trovasse un'altra auto che le conseguenze potevano essere facilmente immaginabili. Certo, alla fine è stato necessario farsi visitare al pronto soccorso, per un violento trauma alla schiena. «Una contusione - racconta l'uomo - mi hanno dato una prognosi di 5 giorni» Eppure, per l'appuntato scelto Vincenzo Della Rocca, quello che accaduto nel primo pomeriggio di domenica scorsa è un gesto normalissimo. «No, non mi sento affatto un eroe - spiega -. Il mio rammarico, semmai, è che quanto ho fatto non è servito a salvare la vita a quell'uomo». Nell'auto, infatti, si trovava Fabrizio Marcellini, 72 anni, titolare di una nota officina a Solvay. L'infarto lo ha copito alla guida e per lui non c'è stato niente da fare. «Guardi, per chi fa questo lavoro come altri peraltro, i pericoli sono sempre dietro l'angolo. Quando ho visto quell'uomo adagiato sul volante non ho pensato alle conseguenze, ho solo fatto quello che mi sentivo di fare». Del resto non è la prima volta che il carabiniere Della Rocca si è trovato a fronteggiare situazioni difficili. Come quando a Torino, da giovanissimo militare, si trovò in banca nel bel mezzo di una rapina e riusci a mantenere il sange freddo e a dare l'allarme ai colleghi. O come dieci anni fa, a Positano, quando salvò un ragazzo intrappolato con la sua Ape nel bel mezzo di un torrente in piena che aveva straripato sulla strada. «Gli gettai una corda, lo imbracai, e riuscì a tirarsi fuori». Carabiniere come il fratello - brigadiere capo a Campiglia - che recentemente ha ricevuto un encomio solenne per aver salvato una donna bloccata nell'auto in fiamme. Ma soprattutto, in servizio anche quando non indossa una divisa perché il mestiere ti entra nel sangue. A.R.
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