Il Tirreno

Le mani d'oro di Federico volano a Parigi

Rino Bucci
Il giovane pianista di Montescudaio Federico Ciompi
◗
Il giovane pianista di Montescudaio Federico Ciompi

3 MINUTI DI LETTURA





 MONTESCUDAIO. Le mani scivolano sulla tastiera con la grazia di un volo di farfalla, lo sguardo è fisso sulla partitura, il corpo teso nell'esecuzione. Tutt'intorno è musica. Federico Ciompi, pianista ventenne di Montescudaio, è l'ennesimo talento locale che dovrà lasciare l'Italia per continuare a coltivare quel sogno che tiene nel cassetto fin da bambino.  Un diploma in pianoforte con il massimo dei voti e menzione d'onore in tasca, con l'arrivo dell'autunno Federico si dovrà trasferire a Parigi all'Ecole normale superieure de musique. Istituto prestigioso e selettivo.  «Dopo la fine del percorso al conservatorio Mascagni di Livorno - racconta - ho deciso di provare l'audizione in Francia». Era il 3 marzo scorso quando Jean Marc Luisida, maestro di fama internazionale, ascoltò il montescudaino all'opera. «È andata bene e mi hanno preso. Ora sono lì, dice ridendo. Per il momento faccio il pendolare; arrivo a Parigi due volte al mese, resto qualche giorno e torno a casa. Ma da settembre mi dovrò trasferire».  La storia del giovane talento inizia in provincia con un bambino piccolo e una grande passine; è fatta di sacrifici e simpatici aneddoti. «Iniziai a suonare alle elementari, prima con mia zia Caterina che è diplomata in piano poi con il maestro Federico Rovini. A 13 anni, l'entrata in conservatorio, al Mascagni dove mi ha seguito il maestro Marco Baraldi. Nel tempo, la cosa si è fatta sempre più seria». Al punto che quando frequentava il liceo Fermi, indirizzo sociale, i professori - complici della sua passione - gli avevano permesso di passare alcune ore nell'aula che ospita il piano della scuola, esentandolo da qualche spiegazione. «Una decisione che mi ha attirato addosso l'antipatia di più di un compagno - racconta sorridendo - ma io, in quelle ore studiavo duramente: mi stavo preparando per il diploma di conservatorio, un titolo che in Italia è equiparato ad una laurea. E poi - scherza - ho ripagato la scuola con tanti concertini di natale e di fine anno. Spesso selezionavo i musicisti e ci esibivamo. Fantastico».  Non lo nasconde, Federico, anzi ci tiene a dirlo: «per rincorrere questo sogno mi sono dovuto fare il classico mazzo. E continuo a farmelo, a rinunciare a molti previlegi che hanno i miei coetanei». Come quando ha dovuto decidere tra un pianoforte nuovo (rigorosamente a coda e nero) o l'auto. «Non ho neanche la patente. La prenderò. Un po' le macchine mi spaventano». E fa paura anche il grande salto; da Montescudaio a Parigi il balzo non è piccolo. «Dove abito mi conoscono tutti, mi coccolano, sono protetto. Ho il mio panificio di fiducia, il bar dove ora lavoro e in cui passo anche il tempo libero a bere un caffé, i miei amici di sempre». Quelle due o tre volte l'anno che si esibisce in paese è una festa, ci sono tutti. Ora partirà, «è come prima di un tuffo dal trampolino più alto. Ci pensi dei minuti e tentenni. Poi nel cervello ti passa quella frazione di secondo e spicchi il volo».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa