Il Tirreno


Incendio minaccia le Casermette

L’ingresso del deposito militare C.Ederle di Marina di Bibbona
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L’ingresso del deposito militare C.Ederle di Marina di Bibbona

Fiamme a ridosso del deposito militare: intervengono i soldati

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MARINA DI BIBBONA. Un incendio, probabilmente doloso, che ha lambito il deposito di munizioni delle Casermette. Lo hanno spento direttamente i soldati che presidiano l'area militare. Le fiamme sono state contenute prima che penetrassero la recinzione che protegge le casette in muratura (dette anche riservette) dove sono stoccate munizioni da guerra. Un episodio che è accaduto domenica scorsa, del quale abbiamo avuto notizia solo ieri anche per il riserbo che solitamente accompagna le vicende del deposito Carlo Ederle e più in generale di ogni ambiente militare. Non ci sono stati danni ma ci sono ancora alcuni punti da chiarire su questo episodio. Perché se è vero che dietro alle fiamme appiccate ai campi confinanti con l'area militare c'è la mano di qualcuno si può ipotizzare che nel mirino ci fosse proprio il deposito delle Casermette. Stando a quanto siamo riusciti a ricostruire il fuoco, partito da due lati (la zona del parcheggio ed un'altra all'altezza del lavaggio), ha fatto breccia lungo un fossato che porta all'Ederle arrivando a minacciare il deposito. Grazie al tempestivo intervento del personale di guardia il fuoco è stato subito arginato.  Già in passato i 17 ettari che costeggiano la Pineta che da Marina di Bibbona guarda a nord fino a Cecina sono stati al centro della cronaca per alcune misteriose incursioni concluse senza incidenti.  Il fatto più eclatante è di metà luglio 2005 quando ignoti penetrano all'interno dell'area militare e forzano la porta in legno di uno dei magazzini in muratura. Cosa sia sparito dal magazzino (il deposito contiene munizioni, granate, razzi di segnalazione) non è dato sapere. Del singolare furto hanno indagato, oltre ai militari dell'Esercito anche i carabinieri della Compagnia di Cecina.  Poi ci sono altri due episodi inquietanti se si considera l'alta attenzione contro il terrorismo arabo scattata nei periodi caldi del conflitto in Medio Oriente.  Il 25 maggio 2007 le guardie giurate della Vigilantes fermano un marocchino di 30 anni entrato dentro il deposito. Lui, che fatica ad esprimersi in italiano, si difende dicendo che voleva raggiungere il mare di Bibbona e si era perso. E' un clandestino su cui pesa un ordine di espulsione della Prefettura di Crotone e viene denunciato per intrusione in luogo militare.  Il 6 febbraio del 2009 ancora un misterioso ingresso: viene beccato un nord africano con due bottigliette d'acqua piene di sassi. Cosa ci facesse in quel luogo e con quella singolare «attrezzatura» resta ancora oggi un mistero.  Presidiato dalle guardie private, dal 1 aprile di due anni fa il deposito delle Casermette è tornato sotto la custodia dei militari (paracadutisti). L'Esercito ha spiegato la scelta legandola a motivi di risparmio (meno risorse destinate alla Difesa). Ma il taglio della vigilanza privata, nonostate una dura battaglia sindacale, è costato alcuni posti di lavoro.  Sul futuro delle Casermette (territorio in servitù militare quasi completamente nel comune di Bibbona) non c'è ancora chiarezza sebbene il 10 luglio del 2008 sia stato sancito un protocollo d'intesa fra il generale dell'Esercito Cappellini e l'allora sindaco di Cecina Pacini che disciplina i rapporti fra militari e Comune di Cecina, aprendo tra l'altro la caserma Villa Ginori ad iniziative pubbliche. Un accordo che doveva essere l'anticamera per una soluzione definitiva del «caso Ederle». Il 2 febbraio 2009, poi, in un incontro a Roma fra i vertici militari dell'Ottavo Cerimont (che controlla le Casermette) e i sindaci di Cecina e Bibbona si gettano le basi per una dismissione dell'area militare e per una riconversione turistica-ambientale dell'area. Ma da due anni e mezzo, di questa intesa, non si sa più nulla. Silenzio assoluto su quello che sarà il prossimo futuro del deposito di munizioni del nostro esercito.

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