Il Tirreno

«Non siamo un carrozzone»

E Lucchesi difende la società della salute

Rino Bucci

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 CECINA. Nate da poco e già nell'occhio del ciclone. Da giorni, le 28 Società della Salute sparse in Toscana sono entrate nella polemica sui costi della politica nel Granducato. Ad accendere la miccia è stato Renzo Berti, sindaco di Pistoia. In un dibattito ne ha auspicato il ridimensionamento. L'esternazione ha provocato la replica stizzita dell'assessore Scaramuccia che ne ha preso le difese. La discussione continua, sia a destra che a sinistra.  I precursori. Proprio in Bassa val di Cecina il modello di programmazione e gestione sociosanitaria ha mosso i primi passi. Il nostro territorio, tra i primi, decise di sposare la riorganizzazione voluta dall'allora assessore Enrico Rossi. «Aderimmo alla sperimentazione proposta nel 2004 - spiega Paolo Lucchesi, direttore della Sds locale - anzi, oggi possiamo dire che molti dei dettami e delle norme imposte dalla legge del 2005 arrivano dalla nostra esperienza».  «Non siamo un carrozzone». «In questi anni abbiamo lavorato bene - spiega Lucchesi - e mi permetto di dire che le Società della Salute non sono un carrozzone, ma una realtà importante, fondamentale. A Berti - che ne auspica il ridimensionamento a strutture provinciali dico che si sbaglia, proprio per la natura delle Società. Sono presìdi legati al circondario. Strutture troppo ampie disperderebbero il contatto con il territorio».  Nuova nomina. Nonostante la sperimentazione della Sds in Bassa val di Cecina sia partita nel 2004, Lucchesi ne è diventato direttore dal primo di luglio di quest'anno, quando da responsabile della Zona distretto è passato alla nuova struttura. Per i prossimi 5 anni percepirà 111.500 euro lordi l'anno. «In realtà non cambia niente - spiega Lucchesi - c'è stato solo un passaggio burocratico: lo stipendio resta lo stesso. Anzi, abbiamo evitato le doppie poltrone e paghe superflue. C'è un altro aspetto: in Bassa val di Cecina siamo riusciti ad ottimizzare i fondi regionali per la sperimentazione. Questo grazie ad un modello organizzativo basato sulla condivisione tra Comuni e Asl che nel nostro territorio esiste dagli anni'80. Abbiamo risparmiato soldi che altri hanno impiegato in consulenze».  Corte dei conti. Sulle Società della Salute pende la spada di Damocle della Corte dei Conti. Una recente sentenza ha stabilito che le Sds non possono essere organizzate come consorzi. «Se la situazione non si sblocca, sono guai - chiude Lucchesi - rischiamo di cancellare quanto di buono è stato fatto e anzi di andare indietro dopo un percorso durato sette anni».

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