Il Tirreno

Racconto l'arte con gli occhi dei miei 30 anni

Alessandra Bernardeschi
Una bella immagine di Chiara Di Cesare
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Una bella immagine di Chiara Di Cesare

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 CASTIGLIONCELLO. Un'infanzia trascorsa nell'arte, gli incontri con letterati, fotografi, architetti e pittori famosi, non potevano non segnare in qualche misura l'animo gentile di Chiara Di Cesare, figlia del noto scultore Mimmo Di Cesare. Un volto pulito nei suoi 31 anni di vita che oggi, come molti giovani che hanno scelto una professione difficile, sta muovendo le sue mosse nel panorama artistico e culturale di Castiglioncello dopo varie esperienze in Italia e all'estero. Si è laureata in lettere moderne con indirizzo storico - artistico presentando una tesi su Mario Botta e l'architettura museale; ha frequentato corsi di museologia, scrive libri e testi critici e adesso, dopo varie esperienze, si sta lanciando a livello personale come curatrice di mostre. L'ultimo successo è stata la rassegna "Arte e Movimento" da lei organizzata e curata in collaborazione con la galleria In Villa, Comune, Regione e Provincia.  Sono passate solo poche settimane dalla mostra, ma Chiara non ha perso tempo: ha curato il catalogo di Daniela Caciagli, artista di Bibbona, organizzato la mostra di Sergio Scatizzi inaugurata alla Galleria Rotini il 23 luglio e, all'interno della festa del Pd, ha promosso Jam Graffiti con il gruppo Box Style che è stato incaricato di decorare gli stand del bar e del ristorante e che a Livorno ha dipinto un polpo gigante fucsia all'interno dello Spazio Giovani. Una passione, quella dei graffiti, nata quando da bambina Chiara incontrò a New York l'arte di Keith Haring, uno dei massimi esponenti del graffitismo morto nel 1990. «Sono arrivata a New York che Haring era morto da poco e sono stata magicamente catturata dal suo stile. Immagini pure e stilizzate, pochi segni che riescono però a denunciare l'amarezza di questa società».  Chiara Di Cesare non nega di aver respirato l'arte sin dalla nascita. «Da piccola - racconta - mi intrattenevo nello studio di mio padre e lo vedevo lavorare il marmo. In casa spesso erano ospiti artisti italiani e stranieri per non dire che, molte volte, svolgevo i compiti di scuola nel circolo culturale Walter Tobagi. Sono esperienze che ricordo ancora molto bene, seppur fossi molto piccola». Così come Chiara ricorda in particolare due incontri, «quello con la fotografa Maria Mulas e con la scrittrice Dacia Maraini. Due incontri importanti che forse hanno cambiato il mio modo di pensare, di essere donna. Eppure durante l'adolescenza mi sono allontanata da questo mondo, non riuscivo a capire come esprimere, tecnicamente, la mia creatività». Poi la scoperta «della facoltà di lettere moderne ad indirizzo storico artistico a Siena. Lì mi sono nuovamente innamorata dell'arte. Ho scoperto che potevo esprimere la mia creatività in maniera diversa, valorizzando al meglio le opere degli artisti, curando appunto esposizioni e mostre. Dopo le esperienze a Siena, Milano, Firenze e all'estero sono tornata a Castiglioncello con la voglia di esserci; sono in una fase della vita positiva, alcuni semi che ho gettato stanno germogliando nonostante il mondo della cultura stia attraversando un momento particolarmente difficile. L'importante, come ripeto ai tanti miei compagni di studio e lavoro, è non mollare». La forza dei trent'anni, dunque, con un sogno nel cassetto, «quello di mettere in piedi assieme ad una mia amica un'agenzia di servizi, partendo ovviamente dall'organizzazione di eventi culturali».

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