Il Tirreno

Dal Gf al grande teatro, il volo di Marianella

Marianella Bargigli ieri al Gran Galà
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Marianella Bargigli ieri al Gran Galà

La Bargigli riceve il premio del Tirreno e si racconta: «Penso a un figlio»

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ROSIGNANO. Marianella Bargilli non passa di certo inosservata. Ha una fisicità che colpisce e uno sguardo magnetico che svela insieme dolcezza e determinazione. Marianella è un'attrice di teatro con esperienze nel cinema e in tv. Ma è anche un'organizzatrice di eventi e rassegne teatrali, con un occhio alla gestione e promozione di un teatro importante, qual è il Quirino a Roma. Marianella, come ti sei avvicinata al teatro? «Il teatro ce l'ho nel dna, da quando dopo aver frequentato il Dams a Bologna, iniziai a girare l'Italia con la compagnia "La ferramenta" mettendo in scena numerosi spettacoli. Poi, dopo anni di teatro itinerante, mi trasferii a Roma nel 2000 e frequentai "Il teatro Blu", la scuola diretta da Beatrice Bracco».  A quali pièces teatrali sei più legata? «Tutte sono stati momenti importanti di crescita umana e professionale. Penso alla mia parte di "Follia" nell'"Eracle" di Euripide, a quella di Suor Agostina in "Suor Agostina" di Rodolfo Chirico; di Adele Selciano in "Io, l'erede" di Edoardo de Filippo; di Margot in "Delitto Perfetto" di Frederick Knott. Naturalmente, non posso dimenticare la mia Eliza Dolittle in "pigmalione" di Bernard Shaw, che mi è valsa la candidatura come migliore attrice emergente ai premi olimpici del 2005, assegnati dall'Ente Teatrale Italiano». Qual è stata poi la svolta professionale? «Certamente l'incontro con Geppy. Venivo, nel 2003, dall'esperienza del "Grande Fratello" che mi ha fatto conoscere il grande pubblico ed aperto alcune strade professionali. Dopo una breve relazione con Luca Argentero, un mese dopo, andai a vedere uno spettacolo di Geppy in teatro "Le 5 rose di Jennifer" di Annibale Ruccello e fu davvero l'incontro del destino. Da quel giorno la mia vita cambiò. Ci guardammo negli occhi e capimmo che non ci saremmo più lasciati. Infatti, da allora, tranne che un breve periodo di crisi, siamo sempre stati insieme ed abbiamo capito che non possiamo stare lontani l'uno dall'altro. Geppy è il mio Pigmalione».  Prossimo traguardo professionale? «Una grande sfida, che mi auguro sia un altro successo professionale. Andrò il primo settembre a Parigi per un monologo in italiano e francese, "Alé Calais", incentrato sulla storia di una squadra di calcio di dilettanti che vince la Coppa di Francia. Una storia vera di cui parla tutto il paese».  Altri progetti?. «Negli ultimi anni oltre a recitare, sto portando avanti alcuni progetti, tra cui come ideatrice e direttrice artistica del "Ponza in Festival: musica e teatro" e rassegne teatrali, tra le quali quella "Autogestito" del teatro Quirino di Roma».  Quale desiderio ancora da realizzare? «Avere un figlio e io e Geppy ci stiamo già pensando. Insieme siamo l'esempio di una famiglia allargata»

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