Attenzione
Lettera. Sull’angioplastica don Reno e il comitato replicano alla direzione Asl
«Smentiteci seriamente o dimettetevi»
2 MINUTI DI LETTURA
Comica la risposta dell'Asl sulla gestione dell'infarto pubblicata sul Tirreno. Si afferma che "è impensabile portare il paziente per essere valutato a Cecina per poi essere trasferito a Livorno". Bene, è proprio ciò che viene fatto adesso. Quindi la direzione dell'Asl non sa come funzionano i servizi da lei stessa organizzati. Il tempo che passa prima dell'angioplastica è troppo. Abbiamo numerose testimonianze di pazienti che hanno atteso anche due o tre ore. Se pensiamo che dall'accesso in pronto soccorso alla riapertura della coronaria devono passare meno di 60, massimo 90 minuti si capisce come la distanza tra Cecina e Livorno sia decisamente troppa (specie d'estate, con l'Aurelia intasata. Si fa prima ad andare a Pisa). Vuol dire rischio di morte o di peggioramento della prognosi, proprio come affermato dal professor Chiesa. Infine, se la direzione ritiene che la terapia con angioplastica sia tanto più efficace, perché ha organizzato il sistema con la sala di cateterismo posta all'estremo nord del territorio, escludendo di fatto tutti i cittadini che si trovano a San Vincenzo, Piombino ecc. dalla possibilità di accedere a tale trattamento? Indubbiamente, secondo la logica stessa della direzione Asl, questo modello condanna gli infartuati di Piombino a morire di infarto più di quelli di Livorno. A questo punto una richiesta precisa: o ci smentite in modo documentato e serio o vi dimettete (insieme ai sindaci che hanno tollerato questo scempio dei servizi sanitari in barba alla salute e all'intelligenza dei cittadini). don Reno Pisaneschi, Luciano Nicolini, Alessandro Tinti, Alessandro Lucibello (Comitato pro ospedale di Cecina)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
