Il Tirreno

«Vidi quella pala cadere su Francesco»

Alessandro De Gregorio
La motopala sotto la quale morì schiacciato Francesco Bellagotti
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La motopala sotto la quale morì schiacciato Francesco Bellagotti

Morte di Bellagotti: drammatica e controversa testimonianza del compagno di lavoro

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ROSIGNANO. «Me lo disse due volte: "Scendi e aiuta Francesco a smontare quel tubo". Ma io non volevo farlo, e poi non ci capivo nulla. Francesco disse di non preoccuparmi, che lui lo aveva fatto tante volte. Poi sentii un fischio, mi girai e lo vidi sotto la benna, perdeva sangue da un orecchio...». La testimonianza di Benedetto Galici ha raggiunto il punto più drammatico ma anche controverso di un'udienza straordinaria, la prima, nel processo per la morte di Francesco Bellagotti. Protagonisti e vittime. Bellagotti fu schiacciato dalla pala di un'escavatrice Caterpillar alla Solvay, nel piazzale di stoccaggio del calcare gestito dalla ditta Galletti. Era il 14 novembre 2008 e Francesco (che era anche capitano del Castiglioncello calcio), aveva 32 anni. Il processo è cominciato a un anno dal rinvio a giudizio di Giulio Galletti (titolare dell'azienda) e Roberto Ferri (capocantiere), dopo una serie di rinvii e ritardi. All'udienza di ieri, durata sette ore, sono stati sentiti tutti i testimoni dell'accusa (sostenuta dal pm Antonella Tenerani) e della parte civile. Tra questi, anche Benedetto Galici, l'altro autista coinvolto nell'infortunio mortale. Trapanese, 52 anni, Galici si è costituito parte civile insieme alle sorelle e al padre di Bellagotti (Erika Specos, Roberta e Adalberto Bellagotti). Lui è tutelato dall'avvocato Nicola Porro, gli altri dall'avvocato Federico Pazzaglia. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Salvatore Salidu, Alberto Uccelli e Alessandra Benvenuti. Il compagno di lavoro. Galici ha deposto tutto d'un fiato. Poi è stato sottoposto a un fuoco di fila di domande. Perché molti dettagli non tornano né con le sue precedenti dichiarazioni rese durante le indagini, né con quelle di altri testimoni.  «Quel giorno - ha attaccato Galici - mi accorsi in mattinata che la motopala perdeva olio. Informai il Ferri, che mi disse di fermarla. Più tardi venne, mi ordinò di finire il lavoro, di dare una sciacquata alla macchina e di parcheggiarla perché avrebbe chiamato un meccanico. Invece in serata vidi tornare lui in auto e Bellagotti su un'altra motopala. Ferri mi disse di dare una mano a Francesco a smontare il tubo che perdeva olio. Io tentennai e lui ripeté: "Scendi e aiuta Francesco". Mi misi la tutina, ma io non ci capivo nulla. Francesco sistemò la motopala su una piazzola con un po' di argine, alzò la benna, io andai sotto e smontai un solo bullone. Ma non ci capivo nulla, volevo telefonare al Ferri. Francesco mi rispose: "Dai, lo faccio io, l'ho fatto tante volte". Mi allontanai, poi sentii come un fischio e con la coda dell'occhio vidi che la benna stava cascando. Mi gettai sotto l'argine e mi ruppi la gamba sinistra. Chiamai Francesco ma non mi rispose, mi girai sui gomiti e lo vidi: era sotto la benna. Col cellulare telefonai a Ferri, a un sacco di persone ma invano. Allora cominciai a gridare aiuto. Arrivarono due ragazzi, dissi loro di non preoccuparsi di me. Poi arrivò anche Ferri, che spostò la motopala per vedere se Francesco era vivo». Ma Francesco era morto. Buchi neri. Da qui in poi, un serrato controesame di Galici. Da quale motopala era sceso? E quanti bulloni aveva svitato? E chi aveva alzato la pala? E come si era rotto una gamba? E dove si trovava con precisione? Una raffica di contestazioni alle quali l'uomo ha cercato di rispondere andando in contraddizione o ripetendo «io non ci capisco niente, voi mi confondete». Al punto da provocare la reazione del giudice Elsa Iadaresta: «Qui nessuno le sta facendo il processo, stia attento a come parla». Il flessibile. Prima di lui ci si era concentrati sulla dinamica e sulle responsabilità, il cuore del processo: cosa si era guastato su quella motopala e perché l'intervento di riparazione lo stava facendo Bellagotti?  Nessun mistero sul primo punto: il problema riguardava l'impianto oleodinamico, nello specifico un flessibile che perdeva olio. Un tubo che, è stato spiegato in aula, ha un attacco sotto la cabina di guida (bloccato da quattro viti) e l'altro sotto la benna, anche questo coperto da un pannello con quattro viti. Il primo attacco, cosiddetto sdoppiatore, riceve la pressione principale dell'olio che serve ad azionare i due cilindri, destro e sinistro, dei bracci. La benna invece ha un solo cilindro. Lo hanno spiegato scendendo nei dettagli sia l'ingegner Stefano Rum (consulente tecnico del pm) che Stefano Naldi, Marco Monari e Roberta Consigli (del dipartimento di prevenzione e sicurezza sul lavoro dell'Asl). Manutenzione. Naldi ha detto anche altro: ad esempio che una cosa è il manuale d'uso e di manutenzione del mezzo, come quello trovato sotto il sedile dell'escavatore killer; e un'altra cosa è il manuale di service. Il primo prevede una manutenzione ordinaria, ad esempio il controllo dell'olio o la sostituzione dei filtri; il secondo assegna competenza e capacità di intervenire a tecnici specializzati. Nel caso specifico, tecnici della Caterpillar o meccanici addestrati compresi nell'organico della Galletti. La sostituzione del flessibile in questione, o comunque un intervento all'impianto oleodinamico, non rientra nelle mansioni di autisti come Bellagotti, Galici e gli altri sfilati in tribunale. Questo è stato detto un po' da tutti. «Noi - ha aggiunto Naldi - al termine del sopralluogo rilasciammo tre prescrizioni a Galletti per non aver fatto rispettare il manuale d'uso; per non aver fornito cavalletti, braccetti a pistone, fazzoletti, insomma nessun accessorio per il blocco della pala in posizione sollevata; e per non aver formato e addestrato i propri dipendenti alla manutenzione. Una prescrizione anche a Ferri per aver affidato un intervento di quel tipo a lavoratori senza qualifica né esperienza specifica». Il dubbio. Eppure Bellagotti era esperto. E disponibile. Ma non incosciente: perché ficcarsi sotto una benna? «Con me, Francesco ha riparato più volte gli escavatori, ma sempre pala a terra o in sicurezza - ha detto Gianfranco Bucci, preposto della cava di San Carlo per conto della Galletti - Chi interviene in caso di guasto? Volvo fornisce assistenza, Caterpillar no, se posso li riparo io». Rinvio. Hanno deposto autisti ed ex autisti della Galletti come Fabiano Voliani, Riccardo Celli, Giusva Braccini, Alessio Bacciarelli e Riccardo Pietralunga. E poi Silvia Franchini, la prima poliziotta giunta sul luogo dell'infortunio. Infine Alessandro Vallebona, medico legale incaricato di una perizia sulla gamba di Galici. L'udienza è stata sospesa e rinviata a fine settembre per l'esame dei testimoni della difesa.

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