La manifestazione
Estorsione a imprenditore, 4 arresti
Lara Loreti
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Richieste continue di soldi a un imprenditore edile, denaro estorto con minacce e violenze esplose in un pestaggio, lo scorso 5 maggio, in un parcheggio a Rosignano. Un brutto episodio da cui è partita un'indagine dei carabinieri che ha portato all'esecuzione, stamani all'alba, di quattro arresti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Beatrice Dani. In carcere sono finiti Angelo Longo, 40 anni, residente a Cecina, ex capocantiere della ditta cecinese, suo fratello Davide Longo, 36, che sta a Prato, entrambi catanesi, Federico Boccardi, pratese di 33 anni, e Altin Lepele, albanese di 23 anni, anche lui abitante a Prato. L'accusa nei loro confronti è di estorsione aggravata continuata in concorso e rapina. Indagati in concorso per estorsione (ma le loro posizioni come appurato dalla procura sono marginali) anche Giovanni Longo, 42 anni, che sta a Livorno, e Angelo Aleo, 30 anni di Acireale residente a Rosignano Solvay. In casa i carabinieri hanno trovato un fucile e una baionetta non regolari e 2100 euro in totale, tutto sequestrato.
Vittima un imprenditore siciliano, Marcello Alonzo, quarantenne, titolare di una ditta edile cecinese che lavora anche con gli appalti pubblici. L'uomo, in base a quanto emerge dall'indagine dell'Arma, è stato massacrato quando ha deciso di mettere fine all'esborso di soldi nei confronti del suo ex operaio Angelo Longo. Dopo il pestaggio, gli aggressori, come accertato dai carabinieri, avevano addirittura provato a portare via la vittima all'interno del portabagagli di un'auto, ma poi erano stati disturbati all'ultimo momento. L'imprenditore era stato quindi ricoverato in ospedale per le ferite. All'uscita dalla struttura sanitaria, il gruppetto lo aveva aspettato fuori e le minacce, anche di morte, erano continuate. Da lì è partita una lunga e complessa indagine, condotta dal Nucleo investigativo comandante dal capitano Luigi Perri e coordinata dal comandante del reparto operativo, Francesco Zati e dai pm Massimo Mannucci e Luca Masini. Stamani l'operazione è stata illustrata in conferenza stampa dal procuratore capo, Francesco De Leo, oltre che da Zati e Perri. Gli inquirenti hanno spiegato che l'imprenditore vittima dell'estorsione, a Cecina da oltre 15 anni, era arrivato a tirare fuori 55mila euro tanto che la sua azienda era entrata in crisi. E così a maggio aveva deciso di mettere fine al rapporto di lavoro con Angelo Longo. Questi, come accertato dai carabinieri, gli aveva dato appuntamento a Rosignano, ma lì Alonzo aveva trovato 4 persone che lo avevano picchiato a sangue. In quella occasione gli erano stati chiesto 100mila euro.
"Siamo di fronte a un grave caso di violenze, minacce ed estorsioni verso la ditta e verso il suo titolare. Si tratta di comportamenti ti tipo mafioso che è necessario stroncare subito", ha detto il procuratore capo De Leo. "Il territorio livornese - ha aggiunto il colonnello Zati - ha dimostrato di essere sano, visto che questo caso è emerso subito". "Grave anche l'atteggiamento parassitario dell'ex lavoratore verso l'azienda, che non viene considerata come posto di lavoro ma come risorsa da sfruttare", ha aggiunto Perri.
Vittima un imprenditore siciliano, Marcello Alonzo, quarantenne, titolare di una ditta edile cecinese che lavora anche con gli appalti pubblici. L'uomo, in base a quanto emerge dall'indagine dell'Arma, è stato massacrato quando ha deciso di mettere fine all'esborso di soldi nei confronti del suo ex operaio Angelo Longo. Dopo il pestaggio, gli aggressori, come accertato dai carabinieri, avevano addirittura provato a portare via la vittima all'interno del portabagagli di un'auto, ma poi erano stati disturbati all'ultimo momento. L'imprenditore era stato quindi ricoverato in ospedale per le ferite. All'uscita dalla struttura sanitaria, il gruppetto lo aveva aspettato fuori e le minacce, anche di morte, erano continuate. Da lì è partita una lunga e complessa indagine, condotta dal Nucleo investigativo comandante dal capitano Luigi Perri e coordinata dal comandante del reparto operativo, Francesco Zati e dai pm Massimo Mannucci e Luca Masini. Stamani l'operazione è stata illustrata in conferenza stampa dal procuratore capo, Francesco De Leo, oltre che da Zati e Perri. Gli inquirenti hanno spiegato che l'imprenditore vittima dell'estorsione, a Cecina da oltre 15 anni, era arrivato a tirare fuori 55mila euro tanto che la sua azienda era entrata in crisi. E così a maggio aveva deciso di mettere fine al rapporto di lavoro con Angelo Longo. Questi, come accertato dai carabinieri, gli aveva dato appuntamento a Rosignano, ma lì Alonzo aveva trovato 4 persone che lo avevano picchiato a sangue. In quella occasione gli erano stati chiesto 100mila euro.
"Siamo di fronte a un grave caso di violenze, minacce ed estorsioni verso la ditta e verso il suo titolare. Si tratta di comportamenti ti tipo mafioso che è necessario stroncare subito", ha detto il procuratore capo De Leo. "Il territorio livornese - ha aggiunto il colonnello Zati - ha dimostrato di essere sano, visto che questo caso è emerso subito". "Grave anche l'atteggiamento parassitario dell'ex lavoratore verso l'azienda, che non viene considerata come posto di lavoro ma come risorsa da sfruttare", ha aggiunto Perri.
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