Il Tirreno

Dieci anni per la rapina alle Badie

La villa di Massimo Battini presa d’assalto alle Badie nel maggio dello scorso anno, sopra il pittore Luca Battini
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La villa di Massimo Battini presa d’assalto alle Badie nel maggio dello scorso anno, sopra il pittore Luca Battini

Raid a villa Battini, condannato anche il secondo imputato

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CASTELLINA. Quasi dieci anni di reclusione per quel raid in villa, un furto diventato rapina impropria. Emrula Rhman detto Mane, 38 anni, nato a Skopie (Macedonia), è stato condannato dal tribunale per rapina impropria aggravata e porto abusivo di armi a nove anni, undici mesi e dieci giorni di reclusione, oltre al pagamento di diecimila euro di multa. Insieme al connazionale Alil Naser detto Sujo, 45 anni, Emrula Rhman (al quale vengono riferiti almeno undici alias diversi), Rhman fu protagonista di una movimentata rapina in via Matassina alle Badie di Castellina Marittima.  Il colpo fu portato a termine in pieno giorno nella villa di Massimo Battini, il padre del noto pittore Luca Battini (allievo di Annigoni). Era la mattina del 20 maggio 2010 e il proprietario in quel momento era in casa insieme al figlio e alla nuora, che erano andati a trovarlo.  I due macedoni furono sorpresi dallo stesso pittore mentre frugavano in un armadio della camera da letto. Avevano già messo in saccoccia gioielli in oro e una Colt calibro 45, con caricatore da 6 colpi, di proprietà del Battini. Sulle prime i due macedoni si spacciarono per operai rumeni ma Luca Battini (in quel momento al telefono con la madre che assistette così all'assalto in diretta) capì subito che era una scusa. Cercò di bloccarli, quelli provarono a chiuderlo nello spogliatoio ma sbagliarono perché non c'era la serratura.  Luca chiamò il padre e insieme a lui riuscì ad atterrare Naser. Ma l'altro, Rahman, dopo essere fuggito a bordo di un monovolume parcheggiato fuori dalla villa, tornò indietro sgommando e minacciando padre e figlio con una pistola; forse quella appena rubata al padrone di casa.  Le indagini della polizia, grazie alle testimonianze delle vittime (tra l'altro i due macedoni nei giorni precedenti erano stati visti girare alle Badie con la scusa di raccogliere ferro vecchio), si concentrarono sui due arrestati, riconosciuti grazie alle foto segnaletiche e arrestati un mese dopo al campo nomadi di Coltano. Sotto la finestra della roulotte di Rhman la polizia trovò una pistola Galesi calibro 7.65, irregolare, della quale il macedone aveva cercato di sbarazzarsi alla vista delle forze dell'ordine. Una pistola peraltro diversa da quella rubata a casa dei Battini.  A gennaio Naser, difeso dall'avvocato Nicola Giribaldi, fu giudicato con rito abbreviato e condannato a sei anni e otto mesi di reclusione. Il pubblico ministero Luca Masini aveva chiesto otto anni.  Rhman, difeso dall'avvocato Giuseppe Salvatore Cutelé, aveva scelto il rito ordinario ed è stato giudicato in questi giorni dal tribunale presieduto da Gabriella Marinelli.  Gli è andata peggio, visto che ha riportato una condanna a quasi dieci anni di reclusione.

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