Il Tirreno

Consorzio di bonifica «Che spreco la nuova sede alle Morelline»

La vecchia sede del Consorzio di Bonifica a Vada
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La vecchia sede del Consorzio di Bonifica a Vada

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ROSIGNANO.E' bufera sullo spostamento della sede del Consorzio di Bonifica da Vada (Mazzanta) all'area artigianale delle Morelline. L'attacco viene dal mondo politico ed in particolare dal consigliere provinciale di Sel Mario Baldeschi, che sul caso ha presentato un'interrogazione in Provincia e dal consigliere comunale del gruppo misto Sel Nerina Monti che ha proposto un'interpellanza al sindaco Franchi. Entrambi considerano lo spostamento fuori da ogni logica e, soprattutto, uno spreco di soldi (50mila euro) dei contribuenti che non porterà alcun tipo di benefici. Chiedono alla Provincia e al Comune di intervenire visto che all'interno del consorzio ci sono membri di nomina pubblica che fanno parte del consiglio dei delegati del consorzio.  «Apprendiamo dalla stampa - scrivono Baldeschi e Monti - che il Consorzio di Bonifica delle Colline Livornesi ha delocalizzato la struttura tecnica dalla sede storica della Mazzanta di Vada in un capannone, preso in affitto, nella zona delle Morelline a Rosignano Solvay ed il tutto, come sostiene il presidente Calderini "per rafforzare i lavori in economia diretta per garantire sia la presenza sia l'efficienza sul territorio........" avvicinando le attività a Livorno».  «Lo spostamento della struttura tecnica alle Morelline - continuano i due consiglieri - avrà sì avvicinato il consorzio a Livorno ma l'avrà allontanato dalla Mazzanta e zone limitrofe dove si trova il maggior numero di corsi d'acqua di competenza diretta del consorzio, e la stessa delocalizzazione potrebbe apparire superflua se, come lo stesso presidente annuncia, verrà sistemata la sede della Paduletta a Livorno, di proprietà dello stesso consorzio. Di sicuro questa delocalizzazione comporterà difficoltà di collegamento con la sede amministrativa e logistiche per lo spostamento di uomini e mezzi con costi e tempi aggiuntivi. La valenza dell'operazione potrebbe essere meno rilevante e ricca di interrogativi, soprattutto da un punto di vista economico e delle opportunità, se non si considerasse che l' iniziativa è fatta con i soldi dei contribuenti».  Baldeschi e Monti affondano: «Si sa che tale operazione ha comportato una spesa da parte del consorzio di 50.000 euro per ristrutturare la sede sia dal punto di vista tecnico e della messa a norma che dei servizi igienici. Il fatto acquista maggiore rilevanza visto che trattasi di lavori fatti su proprietà di terzi essendo la struttura oggetto di contratto di affitto». E chiedono a Kutufà e Franchi «se siano stati opportunamente informati dai rappresentanti nominati da codesto ente nel consiglio dei Delegati di questa situazione sia dal punto di vista gestionale che delle rilevanze economiche (vedasi anche canone di affitto). Ed ancora se «ritengono che questa iniziativa sia stata opportuna e necessaria per garantire una maggior efficienza alle attività istituzionali del consorzio. Se sia normale utilizzare una cifra così importante, fornita dai contribuenti, in strutture di natura privata. Se tale operazione detenga i requisiti di opportunità tecnico-economica di una maggiore funzionalità dell'ente tutta da dimostrare». Ed infine chiedono se non si ritenga che l«a separazione fisica della sede tecnica da quella amministrativa non rappresenti, nel complesso, un aumento dei costi e quindi spreco di risorse da parte del consorzio». E se «siano state valutate tutte le possibilità di mantenere la unitarietà funzionale e logistica della struttura tecnica, amministrativa e direzionale nella sede storica della Mazzanta di Vada.

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