Il Tirreno

Imprese a rischio chiusura

Chiara Castaldi
Imprese a rischio chiusura

Perso il 15% dei posti di lavoro. Banche sotto accusa

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CECINA. «Nel 2011 i posti di lavoro persi sono dal 5 al 10%, mentre il 10%-15% delle imprese rischiano di non arrivare a fine anno». È il grido d'allarme che lancia la Cna della Bassa val di Cecina per il territorio.  «Ma la situazione riguarda l'intera provincia di Livorno - afferma il direttore provinciale dell'associazione, Marco Valtriani - che è fra quelle messe peggio di tutta la Toscana». I vertici provinciali e territoriali dell'associazione di piccole e medie imprese, «che peraltro - sottolinea Diego Nocenti presidente provinciale - sono un settore trainante dell'economia locale e nazionale», hanno invitando la stampa per far presente pubblicamente la gravità della situazione. «Gravità - denuncia Valtriani - di cui non ci rende conto fino in fondo: si parla di un calo del 20% del fatturato.

È per questo che siamo qui oggi. Questa - prosegue - è la prima conferenza stampa che organizziamo sul tema; ne seguiranno altre in val di Cornia, all'Elba e a Livorno». Una sorta di appello a enti ed istituzioni per fare qualcosa prima che sia troppo tardi.  Ecco quali sono i principali problemi che attanagliano le impresi locali e che rischiano seriamente di far fallire una fetta importante delle imprese del territorio, mandano a casa tanti lavoratori.  Le banche non fanno prestiti. «Fra le principali difficoltà che ci troviamo ad affrontare - dice Valtriani - c'è la scarsa fiducia degli istituti bancari. Quotidianamente le imprese lamentano una poca o nulla considerazione da parte delle banche. Siamo arrivati al punto che neanche più ci ascoltano. E, attenzione - rimarca il direttore provinciale - non stiamo parlando di imprese giovani o deboli, ma di realtà storiche della zona, radicate sul territorio da tanti anni». E lanciano un appello: «sentiamo la necessità - dichiara Valtriani - di mettersi a un tavolo con gli istituti bancari e affrontare la situazione, trovare soluzioni comuni, perché non si può andare avanti così».  Chi rischia. «All'incirca - aggiunge Daniele Cecconi, coordinatore Cna della Bassa val di Cecina - sono a rischio chiusura il 10-15% delle imprese di zona». «Soprattutto nel settore delle costruzioni - rimarca Valtriani - mentre il turismo sta reggendo bene anche per la stagione in corso». 

I Comuni pagano in ritardo. A soffocare le aziende sarebbe anche la lentezza dei pagamenti da parte dei comuni, fra i principali committenti. «In media - afferma Valtriani - i pagamenti avvengono dopo 6 mesi; ciò significa che in qualche caso si arriva anche a un anno».  Troppa burocrazia. Una spina nel fianco è anche la lentezza delle pratiche che in molti casi paralizza letteralmente le imprese. «I tempi di risposta per i permessi di costruzione - afferma Danilo Marsili, vice presidente provinciale - sono troppo lunghi».  Cecconi sostiene che «bisognerebbe semplificare e snellire l'apparato burocratico a livello territoriale, creando ad esempio un unico ufficio urbanistico per tutta la Bassa val di Cecina».  «Dobbiamo superare i campanilismi e puntare sulla concertazione» - aggiunge Angela Ghilli vice presidente provinciale.  Le amministrazioni non mantengono le promesse. I rappresentanti della Cna riconoscono alcuni meriti delle amministrazioni locali ma ne sottolineano anche le defezioni. «Bene per Cittadella della nautica, porto, lottizzazione dello zuccherifico, e progetto erosione; ma la passeggiata di viale della Vittoria è sospesa, e che ne è delle complanari, del parco fluviale e della Città dello sport?». Su Rosignano interviene Marsili: «il ponte sul Fine, gli ascensori del sottopassaggio, la biblioteca, sono tutti progetti avviati ma fermi, dell'H5 se ne parla da anni ma ancora non parte.  Siamo passati da 9 milioni di euro del 2007 di commesse per le manutenzioni a meno di 3 milioni nel 2011. Siamo consapevoli - prosegue - che i comuni sono in difficoltà per il patto di stabilità, ma ci si deve anche rendere conto che le spese maggiori di questa situazione ricadono su di noi che, dell'economia locale siamo un anello importante».

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