Il Tirreno

IL PROBLEMA

Luciano Bandini   (ex dipendente Lucchini)
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CRISI LUCCHINI/1 Il Pd sostiene la protesta non violenta dei lavoratori  Vorrei esprimere la mia solidarietà e quella del Partito democratico di Cecina ai lavoratori delle acciaierie di Piombino. In particolare vorrei esprimere la mia vicinanza e il mio sostegno morale all'iniziativa non violenta di sciopero della fame intrapresa dal rappresentante della Rsu Mirko Lami e dal lavoratore Paolo Francini. Un gesto così eclatante è sintomatico della gravità della situazione. Per questo invito il Governo nazionale ad intraprendere ogni iniziativa possibile al fine di scongiurare una crisi economica che metterebbe in enorme difficoltà Piombino e tutto il nostro comprensorio. Esprimo anche sostegno al sindaco di Piombino e al presidente Rossi che da tempo si sono adoperati e si stanno adoperando per trovare una soluzione. Samuele Lippi (Pd Cecina) CRISI LUCCHINI/2 La Cgil a fianco di Francini e Lami: una risposta subito!  I lavoratori del Comune di Castagneto iscritti alla Cgil esprimono solidarietà a Mirko Lami, il coordinatore Rsu dello stabilimento Lucchini di Piombino, e a Paolo Francini, lavoratore dello stesso stabilimento, da qualche giorno in sciopero della fame, e a tutti i lavoratori del gruppo "in lotta per la salvaguardia degli stabilimenti e della produzione". I lavoratori Cgil ritengono che debbano essere fatti tutti gli sforzi possibili affinchè la vicenda si concluda con la garanzia di un futuro per lo stabilimento Lucchini a tutela dei diritti dei lavoratori dipendenti. Daniele Ciurli (coordinatore del comitato degli iscritti Cgil del Comune di Castagneto) CRISI LUCCHINI/3 La mia lotta di ex dipendente cominciò nel lontano '93  Il nostro Paese non può permettersi di perdere il suo secondo polo siderurgico. Piombino, città di storia siderurgica e di lotte operaie, rischia tremila posti di lavoro più l'indotto, che vede molti lavoratori nel territorio della Val di Cornia e della Val di Cecina, tanti dei quali anche a Cecina. Dove sono più di 200 le famiglie che vivono grazie alla fabbrica.  La lotta comincia nel 1993, quando si diceva no alla privatizzazione a Lucchini. Dopo 39 giorni di sciopero, con manifestazioni e blocchi stradali, io come ex dipendente e altri 42 fummo denunciati e processati. Arrivarono 18 avvisi di garanzia. Perdemmo il referendum, perché la maggioranza volle restare in fabbrica.  Fu strappato il possibile, ma per me fu un rientro con le orecchie ciondoloni. E col tempo era chiaro che si sarebbero persi posti di lavoro. Ora mi auguro che i sindacati e le forze politiche locali, della provincia e della regione, possano risolvere il problema. Perché se vi fosse un Governo che tutela i posti di lavoro, a questo punto non ci saremmo arrivati.  Anche se non sono più in fabbrica, io sono sempre al fianco dei lavoratori.

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