Gioco
Un architetto vadese eletto presidente regionale dell'Arci «Più servizi nei nostri circoli»
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Gianluca Mengozzi nuovo presidente regionale dell’ArciParla Gianluca Mengozzi, ieri al meeting antirazzista «Puntiamo sui giovani, sono una grande risorsa»
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CECINA. I primi passi Gianluca Mengozzi li ha mossi all'interno di un circolo Arci - l'Arena del popolo di Vada - quando portava ancora i calzettoni corti e viveva in famiglia. Poi l'impegno degli anni'90 come volontario; prima alle prese con gli stranieri poi nella cooperazione in Bassa val di Cecina. L'ultimo atto meno di due settimane fa quando a 44 anni è stato eletto presidente dell'Arci Toscana. In mezzo - nel 2004 - c'è un anno trascorso in Congo: architetto nella ricostruzione dei tribunali per l'Unione europea. Fiorentino d'adozione, dove si è laureato in architettura e insegna restauro, ma «vadase nel cuore», Mengozzi dovrà completare il rinnovamento di un'associazione con 220mila soci e 1.350 circoli solo nel Granducato. Quali sono le priorità all'interno dell'Arci? «Intendiamo rafforzare i circoli e le case del popolo. Dobbiamo superare le contraddizioni, anche normative, che identificano queste strutture sia come luoghi di aggragazione che di somministrazione bevande. Dobbiamo evitare certe situazioni spiacevoli». Come la maxi multa al circolo di Vada. «Esatto. Altro punto che ci sta a cuore è l'aggiornamento dell'immagine dei circoli agli standard della società del duemila». Una sorta di "operazione svecchiamento". «Come accadde negli anni'60, quando i circoli diventarono luoghi d'aggregazione per i molti meridionali arrivati in cerca di lavoro. Oggi sta accadendo la stessa cosa con gli stranieri. Vediamo immigrati, badanti. Dobbiamo rispondere alle loro domande». Capitolo Meeting antirazzista. Com'è andata? «Bene, alla grande. Abbiamo avuto più di mille persone al giorno, dibattiti, giornalisti, politici. Lo frequento dalla prima edizione, quando era un campeggio. Dal'95 è cambiato molto». In quali termini? «Eravamo un po' alle prime armi. Facevamo molti dibattiti, tanta ideologia. Oggi siamo più concreti, cerchiamo di dare risposte in termini fattivi (documenti, normative) agli stranieri che si rivolgono a noi. E poi abbiamo trovato la formula». Si spieghi. «Uniamo dibattiti specialistici a spettacoli che richiamano molte persone. Scegliamo artisti schierati che diano un messaggio positivo a chi viene a vederli. Lasciatemi però dire che tutto questo non sarebbe stato possibile senza i volontari». Quanti sono stati? «Tanti e da tutte le parti d'Italia. Quest'anno abbiamo avuto anche i profughi arrivati con i barconi che sono ospitati nelle nostre strutture di Cinigiano e Siena. Hanno fatto le pulizie e aiutato in cucina. Un bell'esempio». L'obiettivo per la prossima edizione? «Vedere ragazzi, sempre più ragazzi. Non è vero che sono disinteressati e apatici. Sono una risorsa, il nostro futuro. Saranno loro i protagonisti (dalla Toscana partono in mille, ndr) che andranno a lavorare a luglio nei campi confiscati alla mafia».
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