Il Tirreno

Meno rifiuti e impianti più moderni

Viola Conti

Amministratori e imprenditori a confronto dopo l'esito del referendum

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 ROSIGNANO. Dove andranno i nostri rifiuti dopo l'abrogazione dell'art. 23-bis del decreto legge 112 sull'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti privati?  Di questo si è discusso in una tavola rotonda all'auditorum di piazza del Mercato promossa dal Pd e dal Psi locali. «Per stare al passo coi parametri europei - ha detto l'assessore all'Ambiente di Rosignano Daniele Donati - è necessario investire e razionalizzare il servizio di gestione dei rifiuti ed il pubblico, da solo, non può farcela. Gli obiettivi da raggiungere, non dimentichiamoci sono due: quello di ridurre la quantità di rifiuti e di modernizzare i nostri impianti di smaltimento». Dello stesso avviso Massimo Cappelli, presidente Aamps spa e lo stesso assessore all'ambiente di Livorno Cristiano Toncelli che aggiunge «dobbiamo proseguire il percorso che abbiamo già avviato con la costituzione, nel luglio 2009, dell'Ato Toscana Costa che comprende circa 1 milione e 300 mila abitanti interessando 111 comuni e le province di Livorno, Pisa, Massa, Carrara e Lucca. Nella nostra regione la raccolta differenziata si attesta al 37%. Noi produciamo circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti, circa 703 Kg all'anno per abitante, rispetto alla media nazionale di 550 kg. Inoltre, abbiamo il problema dello smaltimento dei rifiuti speciali che in Toscana sono 4 milioni di tonnellate, considerando il fatto che abbiamo a disposizione 22 discariche. Dovremmo incrementare la raccolta differenziata e pensare meglio allo smaltimento degli speciali e prendere come esempio i tre impianti virtuosi di Scapigliato, Terranuova Bracciolini e Peccioli». Meno impianti e più capienti e moderni, è il pensiero comune che ha ribadito anche Paolo Marconcini, presidente Geofor spa. «Ad oggi ancora il 57% dei rifiuti va in discarica e si attesta al 3%il riciclaggio. In toscana, purtroppo, viviamo una situazione a macchia di leopardo, caratterrizzata da un nanismo degli impianti e dalla presenza di diverse società di gestione ognuna con la propria strategia». Il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi: «Ritengo debba proseguito il nostro percorso come Ato Costa che vede una gestione tesa a garantire un servizio più efficiente e controllato dal pubblico al 60%, vedi la Newco, in grado di ottimizzare raccolta e smaltimento di rifiuti in un'ottica di area, extraprovinciale. Naturalmente, con il gestore unico, sono necessari ulteriori investimenti ed è importante che siano garantite tariffe basse e lo stesso lavoro dei cittadini».  «Da quando ho avuto nel 2007 la delega all'ambiente - spiega l'assessore regionale Bramerini - posso dire che era meglio fare una legge di riordino degli Ato molto prima, perché sicuramente ciò avrebbe accelerato i tempi per un migliore sistema di gestione dei rifiuti. Avremmo sicuramente affrontato meglio nanismo e localismo presente nella nostra regione. Comunque, siamo poi arrivati all'accorpamento degli Ato presenti uno per ogni provincia, costituendo tre gestori unici al 60% di natura pubblica che hanno risentito di molte difficoltà, quali l'Ato Costa, il più complesso ed etereogeneo. Fortunamente, la nostra regione è tra le virtuose e fuori dal pericolo di emergenza rifiuti. Nonostante gli ultimi anni di crisi che hanno visto un consumo minore, produciamo più rifiuti di tutti e ciò significa che siamo ancora incapaci di risparmiare e, soprattutto, di riciclare e riusare i nostri rifiuti». Poi ha portato come esempio positivo l'accordo con il Conai, unico a livello nazionale, per il riciclo dei rifiuti dopo vari esperimenti nel 2010.  

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