La manifestazione
Operazione della Guardia di Finanza: evase imposte, Irap ed Iva per oltre 14 milioni
Frode fiscale per 20 milioni
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Una pattuglia della guardia di finanza durante un controllo Emettevano false fatture a società sportive: tre denunciati
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CECINA. L'indagine è partita da Cecina, poi si estesa a Rosignano ed al capoluogo. Alla fine, dopo una valanga di controlli, l'esame di decine di documenti, perquisizioni e pedinamenti di alcuni sospettati e, naturalmente, riscontri bancari di quanto verificato, le Fiamme Gialle sono riusciti a scoprire e a far emergere una frode fiscale per oltre 20 milioni di euro. Al termine dell'operazione sono state denunciate tre persone residente nelle province di Pisa, Grosseto e Napoli. Ma l'indagine ha coinvolto nella frode 50 imprese che operano un po' in tutto il Paese. Come si concretizzava la frode? Venivano emesse false fatturazioni per operazioni mai avvenute ed intestate ad associazioni sportive di comodo. Ciò consentiva agli organizzatori di questa frode di aggirare la tassazione di una cospicua mole di denaro. A mettere i riflettori su questo «sistema» sono stati i finanzieri della tenenza di Cecina che hanno puntato l'attenzione, dapprima, su due aziende operanti nel settore dele sponsorizzazioni rallistiche che utilizzavano sistematicamente fatture per operazioni inesistenti. L'emissione delle fatture risultava a beneficio di cosiddette'cartiere', cioè associazioni (in questo caso sportive) «create ad arte - spiega la Guardia di Finanza - solo per originare documenti fiscali che giustificassero'contabilmente' costi in realtà mai sostenuti». Le verifiche della Finanza, che sono passate anche da perquisizioni domiciliari, pedinamenti e riscontri bancari, hanno permesso di recuperare a tassazione una base imponibile, ai fini di imposte dirette ed Irap, per oltre 10 milioni di euro e rilevare oltre 4 milioni di euro di Iva evasa. L'indagine, coordinata dalla Procura di Livorno, aggiungono i finanzieri, è stata complicata: la trama dei rapporti commerciali tra le aziende ritenute responsabili della frode è stata difficile da ricostruire per via della scarsa e frammentaria documentazione contabile amministrativa che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata distrutta, quasi nella totalità, dai tre indagati. Anzi, uno dei tre aveva trasferito formalmente la sede a Giugliano in Campania (Napoli), proprio per far perdere le tracce, intestando l'azienda a quello che la Finanza ritiene un'prestanome e che sarebbe già gravato di precedenti penali in materia'. Come dicevamo nella frode risultano essere coinvolte ulteriori 50 imprese operanti in vari settori ed in varie regini d'Itali che sono state segnalate ai reparti delle Fiamme Gialle competenti per territorio in modo da avviare le contestazioni di tipo amministrativo che - spiega la Guardia di Finanza di Livorno nel comunicato diramato al termine dell'operazione -ammonterebbero complessivamente a 2 milioni.
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