Attenzione
Parte la guerra al piccione terraiolo
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Un piccione La Cia: «Serve un piano per la difesa delle nostre coltivazioni»
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CASTAGNETO. Il piccione terraiolo: si chiama così, secondo gli addetti ai lavori, la nuova calamità per l'agricoltura locale. Per la Cia «serve un piano per il controllo dell'animale che ha cominciato ad infestare le campagne» «La sovrappopolazione dei piccioni di città, detti anche piccioni torraioli o colombi urbani - scriva in una nota la Cia provinciale - rappresenta negli ultimi anni un serio problema per le coltivazioni agricole. Sono infatti crescenti i danni che arrecano alle semine di girasole, sorgo e mais, in quanto con grande avidità si cibano dei semi appena interrati. Se il seme mais può essere trattato con prodotti specifici, non c'è difesa per il girasole che viene danneggiato anche in fase di maturazione, cibandosi dei semi contenuti nelle calatidi». Ed ancora: «Il rischio non è solo quello della perdita delle colture, ma la problematica assume caratteri pericolosi anche per gli aspetti igienico - sanitario per gli allevamenti e gli animali domestici. Questi animali, soliti alimentarsi con i mangimi distribuiti nelle stalle, possono diffondere pericolose malattie (psittacosi, salmonellosi, pastorellosi) negli allevamenti bovini. Infine non è da sottovalutare un'altra fonte di danno quale la contaminazione di partite di cereali durante le operazioni di stoccaggio o trasporto». «Pur avendo difficoltà a raccogliere dati precisi sulla consistenza dei danni causati dal piccione torraiolo - continua la Cia -, perchè le denunce non sempre vengono presentate ed ai danni concorrono anche altri volatili quali i corvidi, dai ns. riscontri non meno di 20/30 ettari di superficie coltivata, sono interessati da danni. Si tratta di coltivazioni in prossimità dei centri urbani ed in particolar modo si segnalano il territorio di Parrana San Martino, frazione collinare di Collesalvetti, Castagneto Carducci e Suvereto. È per questo motivo che si richiede un piano di controllo come previsto dalla normativa regionale in materia, al fine di contenere i danni, pur consapevoli che non esiste un metodo unico e risolutivo per monitorare le colonie di piccioni terraioli».
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