Il Tirreno

A MARINA DI CECINA

Danilo Fiore (Cecina)

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A MARINA DI CECINA Oltre ai vigili urbani usiamo anche i rangers  È iniziata la stagione estiva e il Comune aveva promesso per questo periodo un presidio fisso di vigili a Marina di Cecina, dotati di un pulmino stazione mobile. Ancora non si è visto nulla ma siamo in fiduciosa attesa. Ci permettiamo di suggerire, in appoggio ai vigili, anche l'impiego di volontari quali, per esempio i Ranger, i quali potrebbero nei limiti delle loro competenze, fornire un minimo contributo. Ci auguriamo altresì che venga riconfermato per quest'anno il presidio della protezione civile a Marina di Cecina, in zona parcheggio ex vivaio Forestale.  In comuni limitrofi, ci preme ricordare, che esiste da anni nelle zone di mare un posto fisso estivo di carabinieri e vigili, mentre più di recente sono state installate strutture di videosorveglianza ed è stato istituito in pineta un servizio di agenti municipali i quali operano per un controllo del territorio. Simone Modesti (Lega nord) RIGASSIFICATORE E' la vecchia industria che ingessa la nostra costa  Le ultime dichiarazioni di Michele Huart appaiono alquanto confuse se non retrodatate, volutamente prive di indicazioni oggettive ma miranti a "scenari" non specificati e "strategie" fumose, per non dire assenti, fuori dal rigassificatore. Tuttavia la direttrice di Solvay, contraddicendosi con quanto dichiarato all'indomani della delibera Martini nel dicembre 2009, ha dichiarato al Tirreno "che, come col Pvc, Solvay saprà uscire dalla crisi decennale" poi pochi giorni dopo non trova di meglio che attribuire pesanti responsabilità alla pubblica amministrazione, rea d'averne "ingessato" l'attività. Insieme a cotanto dire interviene a bella posta anche Simoncini (il plurisindaco) con una poco simpatica invocazione ad Edison e rilancia sul rigassificatore che "col secondo progetto lascerebbe libera la costa dagli insediamenti industriali".  Che dire ancora? Basta, basta, basta prendere in giro la gente... basta! Da queste dichiarazioni traspare tanta incertezza e una profonda vacuità mescolata a superbia. Parole, parole e ricorsi storici. Quanto si è lontani dalla gente, quanto dalla comunità di Rosignano, dalle politiche virtuose del lavoro, della salute, della difesa ambientale. C'è perfino un abbozzo di conflitto tra infrastrutture: o la Tirrenica o le tubazioni della salamoia! Dunque Huart-Simoncini, al di là dell'impegno sulla sostenibilità e "dell'armonia con le altre economie" ben lontane da essere percepite, si ritrovano insieme nel binomio di sempre. Il loop del Pci-Pds-Ds-Pd si conclude con il ritorno all'origine... scusate c'eravamo sbagliati.  L'idea dell'industria moderna che "vive" nel territorio dov'è? Sembra che ci sia un'industria che torna a "pretendere" dal territorio. Tenetevi i problemi: gli impianti ad alto rischio d'incidente rilevante, gli inquinanti, il mancato rispetto dell'accordo di programma tanto strombazzato. Quello che colpisce forte è l'acredine nei confronti del Comune, che tutto dicasi ma che non abbia agevolato i piani di sviluppo ce ne vuole! Meno male che il segretario Pd Bagnoli dice che "Solvay è viva!", allora perché tanti piagnistei?  Alla direttrice giova ricordarle gli ultimi trent'anni d'ingratitudine comunale, laddove le hanno tentate di tutti i colori (dal Vcm-Pvc al Progetto azzurro, ecc) con Prg ad hoc, zone industriali costiere tra riserve naturali biogenetiche e zone archeologiche e una significativa conflittualità col mondo del turismo.  Ecco oggi una politica locale costipata in un "dopo Nenci" senza fine perennemente in attesa e sussiego dell'industria quando invece era già chiarissimo anni fa che con il rigassificatore non si sarebbero ottenuti gli obiettivi tanto sbandierati (da Rossi, sindacati e Comune) con le aggravanti di analisi superficiali sugli impatti sul turismo costiero e l'indotto. Già Edison come un Re Mida ed al posto della bonifica dei siti inquinati avremo invece la "bonifica" del turismo.  Forse sono "ingessate" le idee, quelle positive per tutti, non solo per Solvay e si torna allo sviluppo monopolare a cui tanto hanno contribuito Simoncini e Nenci! Ehi, c'è nessuno che guarda avanti nel Pd?  A ben vedere poi è trascurabile che nei fatti sono le attività industriali che ingessano il territorio, nel senso fisico e quello virtuale annullando con ciò tutte le possibili risorse da San Gaetano (quale "polo" di attività culturali, archeologiche, didattiche e turistiche di rilievo) in avanti; è l'industria che ingessa Pietrabianca, che tiene in scacco la spiaggia, la pineta limitando tutto per via dell'alto rischio così come non sono sfruttabili le potenzialità del pontile Vittorio Veneto (come vero e proprio approdo commerciale e diportistico). E il Parco del Vento, le zone sportive, le attività di servizio, la talassoterapia, i campi solari organizzati, i campeggi? Chi volesse cercarli, ben nascosti nel sito internet dell' "ingrato Comune" i documenti Rir invece ci illustrano una realtà piena di zone off limits e... "vie di fuga" in caso di eventi incidentali alle tubazioni d'etilene del pontile (per non dire del bombolone), e in futuro con le maxigasiere? E la chiamano liberalizzazione della costa! Alessio Giacopelli Rosignano LA PROPOSTA La riforma fiscale si può fare col bancomat  È tornato il tormentone della riforma fiscale. Cervelli estivi sono all'opera per fregare ancora una volta sempre i soliti contribuenti. Consigli per l'estate: sostituiamo pian piano il danaro contante con la moneta elettronica e per favore, non tiriamo in ballo la solita vecchietta delle montagne intimorita dall'uso del bancomat.  Ella già da tempo adopera la tessera sanitaria ed il codice fiscale, raccoglie i punti al supermercato in cambio di pentole e roba varia; gioca al lotto e pure al gratta e vinci; acquista buoni fruttiferi, Bot e Cct. A qualcuna gli fu anche assegnata la complicata "social card" senza farsi tanti scrupoli. Chi ha problemi nel maneggiare un bancomat li avrebbe anche nel maneggiare danaro contante, non è questo il punto.  Utilizzare una tessera o crearne un'altra di Stato (chiamatela bancomat o "cicciomat") collegata ai nostri conti correnti (gratuiti per chi non ne possiede uno) non è un problema insormontabile, se ci pensate l'infrastruttura telematica c'è già, i pos potrebbero essere integrati nei futuri registratori di cassa; addirittura sono disponibili tecnologie per i pagamenti tramite "tocco" fra cellulari (quello del compratore e del venditore)...  L'operazione sarebbe a costo zero. I costi, inizialmente a carico dello Stato - e non imputati a cittadini, venditori, artigiani o professionisti - sarebbero coperti dal recupero dell'evasione fiscale, oltre 130 miliardi di euro. Hai voglia ad installare Pos, linee telefoniche, casse, e tessere chip. Non occorrerebbe nemmeno metter su un complicato sistema di detrazione delle spese, tutto è registrato e ciò contribuirebbe ad abbassare la pressione fiscale sempre sui soliti.  Si annienterebbero scippi, mafie e malaffari; verrebbero azzerati (o quasi) anche i pesanti costi dei controlli per la lotta all'evasione.  E poi, esistono già server, banche dati ed anagrafiche dei cittadini, non occorre tirarli su da zero l'infrastruttura, come dicevo, è già operativa da anni, allontanando qualsiasi remora su questioni di privacy.  Sarebbe opportuno adottare questo sistema anche all'estero, cominciando dall'Europa, ma figuriamoci se c'è la volontà politica di annientare sul serio l'evasione fiscale. Fa comodo a tanti,e che fine farebbero cricche, corrotti e corruttori? Sicuramente la vecchietta di montagna, molto più saggia di noi, sarebbe ben orgogliosa di mandarli tutti a quel paese, grazie al "cicciomat".

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