Il Tirreno

Colpo di scena, un avvocato rinuncia

Alessandro De Gregorio
La casa di via Gobetti, sopra la vittima e a destra le fascette con cui fu legata
◗
La casa di via Gobetti, sopra la vittima e a destra le fascette con cui fu legata

Maggiolo litiga con Fernando Gomes, ora c'è il rischio scarcerazione

4 MINUTI DI LETTURA





 ROSIGNANO. «Ho chiamato Frank per un lavoretto ma si pensava soltanto a fare un colpo, un furto o una rapina, io non ho ammazzato nessuno». Diogo ha parlato per tre ore, cercando di scagionare se stesso e la sua donna. Ha puntato il dito contro Fernando, ha detto che «quando sono salito in casa lui era lì e Jessica era già legata, viva o morta non lo so». Tre ore di domande e risposte. Ma Diogo era e rimane accusato di rapina e omicidio aggravati in concorso con gli altri quattro imputati.  Anzi, la procura è convinta che proprio lui e Fernando abbiano materialmente ucciso Jessica Karina Labezzaris Munoz, l'ecuadoregna di 35 anni trovata morta il 14 luglio 2010 in un appartamento di via Gobetti a Vada dove si prostituiva col nome d'arte di Jennifer o di Tari.  Ieri davanti al gup Beatrice Dani sono sfilati tutti e cinque gli imputati: l'equadoregna Judit Dolores Viejo Enriquez (36 anni, in arte Katia, difesa dall'avvocato Laura Antonelli) e i brasiliani Riberio Diogo Carvalhais (25, avvocati Danilo e Marco Ammannati), Fernando Gomes Da Silva (32, avvocato Mario Maggiolo), Rodrigo Romagnoli detto Palla di fuoco (36, avvocato Nicola Giribaldi) e Franquece Marcelino Ferreira detto Frank (35, avvocato Fabrizio Casagrande). Un'udienza durata dodici ore (è stata sospesa alle 21) e ricca di colpi di scena.  Il delitto. Avvenne un anno fa in un residence di via Gobetti. La mattina Jessica uscì per fare delle commissioni a Marina di Cecina. Poi rincasò. Il gruppo dei sudamericani giunti da Torino era lì ad attenderla. Volevano rapinarla, convinti che nascondesse trentamila euro. In casa ce n'erano solo seimila, nelle valigie preparate la sera prima dalla ragazza che avrebbe dovuto trasferirsi a Marina di Massa. Jessica fu aggredita sul pianerottolo. Le fu infilato uno straccio in bocca, fu ammanettata ai polsi e alle caviglie con fascette da elettricista. Lottò e provò a gridare, ma le legarono attorno alla bocca un pezzo di tenda. Morì dopo una lunga agonia, come confermò l'autopsia. Il cadavere fu scoperto alle 23,30 da un'amica, dimessa dall'ospedale dove era andata ad abortire. In pochi giorni la polizia arrestò tutti e cinque gli imputati: Katia a Follonica, Fernando e Diogo a Torino, Palla di fuoco a Cuneo, Frank in Olanda.  Lite in aula. Ieri quasi tutti hanno chiesto il giudizio abbreviato, che consentirà di decidere allo stato degli atti in cambio dello sconto di un terzo sulla pena: 30 anni la prospettiva di chi rischia l'ergastolo. Quasi tutti, dicevamo. Ma non Fernando, o almeno non ancora. Perché a un certo punto Fernando ha litigato con l'avvocato Maggiolo. Il legale, furioso, ha rinunciato all'incarico («Il cliente lo difendo io!» ha detto al giudice). Fernando però ha rifiutato anche il difensore d'ufficio. A quel punto il giudice ha sospeso tutto, anche il suo interrogatorio. Oggi sarà formalizzata la nomina del nuovo difensore. L'interrogatorio verrà concluso il 2 luglio.  Detenzione a rischio. Attenzione: se il 2 luglio la dottoressa Dani non rinvierà tutti a giudizio, le porte del carcere si apriranno comunque. Per tutti e cinque gli imputati. Il 17 luglio infatti scadono i termini della custodia cautelare ed è difficilissimo pensare che il processo possa iniziare prima dell'estate.  Cimici sul furgone. All'udienza di ieri dopo Diogo è stata sentita la fidanzata Katia, ex coinquilina della vittima (aveva lavorato con Jessica a Marina di Grosseto). Katia è ritenuta l'ideatrice e la basista. I pm Luca Masini e Paola Rizzo l'hanno torchiata per tre ore, contestandole anche le intercettazioni ambientali (avevano piazzato le cimici sul furgone della polizia penitenziaria). Lei ha ammesso di aver collaborato solo alla rapina, fornendo informazioni al fidanzato al quale telefonò avvertendolo quando Jessica rimase da sola in quell'appartamento.  Gli altri. Palla di fuoco ha ammesso di aver accompagnato gli altri da Torino ma di aver avuto soltanto questo ruolo, di autista. Frank, accusato tra le altre cose di aver reclutato e istruito sia Fernando che Romagnoli e di aver acquistato insieme al primo un pacco di 100 fascette da elettricista, ha rinunciato all'interrogatorio. Infine lo show di Fernando, quello che insieme a Diogo sembra rischiare di più (sono considerati i due che legarono e imbavagliarono Jessica cagionandone «volontariamente la morte dolorosa per asfissia meccanica indotta»).  Attesa. Oggi dunque la formalità dell'avvocato. Tra un paio di settimane il secondo atto davanti al giudice. Nel frattempo si sono costituite parte civile la zia e la sorella della vittima, tutelate dagli avvocati Nicola Barsotti e Lino Mancini.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini