Italia
Lambda, ultimatum di 7 giorni
Daniele Meucci
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Lavoratori della Lambda ieri davanti allazienda L'azienda dovrà lasciare il capannone. I sindacati: «Pagano gli operai»
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ROSIGNANO. Alla fine non si può parlare di sfratto, anche se la situazione si fa veramente complicata. La Lambda non chiude, ma si vede drasticamente ridotti gli spazi per il lavoro e deve organizzarsi in una settimana per lasciare il capannone libero, in attesa della nuova sistemazione prevista per fine settembre. Queste le decisioni prese ieri mattina. Al tavolo gli avvocati delle società, la Lambda e la Con Pro, i proprietari delle aziende e l'ufficiale giudiziario. Tanti i lavoratori presenti alle 8.30 di fronte ai cancelli, insieme ai rappresentanti sindacali di Fiom e Cna, che discutono sui possibili scenari. «Il sistema - dice Alessandro Santi della Fiom - è fatto in modo che alla fine paghino sempre i lavoratori. Le responsabilità sono di più persone, basterebbe avvisare in anticipo per cercare di evitare queste fastidiose situazioni». Anche il coordinatore Idv Loprete si mette dalla parte dei lavoratori, che auspica «tempi rapidi per arrivare ad una soluzione. Ci vuole buon senso: la Con Pro ha legittimamente bisogno dello spazio, ma non possiamo pensare a 30 lavoratori a casa in una situazione che non permette facilmente di trovare lavoro in breve tempo». Arriva l'ufficiale giudiziario, ed insieme agli avvocati e al titolare cominciano a fare il punto dello stato del capannone e delle attrezzature. Dopo circa un'ora ci si può già fare un'idea della soluzione, per così dire, raggiunta. La Con Pro riprende il possesso dell'immobile, alla luce della necessità sopraggiunta per le commesse ricevute, e da tempo una settimana alla Lambda per liberare gli spazi. Gli uffici presenti in fondo al capannone verranno tolti, e all'azienda sarà lasciata la possibilità di usare il bunker dove vengono effettuate le radiografie ai macchinari, vitale per la Lambda che lavora su commessa per importanti aziende italiane. Il titolare Paolo Taddei è visibilmente amareggiato per questo semi-accordo raggiunto. «Abbiamo gettato le basi per un accordo di massima. Per l'ufficio e i macchinari cercheremo di provvedere con due container, prefabbricati che verranno piazzati di fronte al capannone. Purtroppo però una settimana di tempo è poco per risolvere una situazione che, in attesa di fine settembre quando dovrebbe essere pronta la nuova sede, si fa sempre più difficile». Anche se si è evitato la chiusura della ditta, i lavoratori della Lambda sono l'emblema della. «Abbiamo sempre lavorato - dice Leonardo, uno degli operai - facendo passi da gigante. Sono arrivato ed eravamo 6, ora siamo quasi 30: per una questione di orgoglio si mette in condizione tutte queste persone di non lavorare. Sarebbe costato poco lasciare gli uffici, senza i quali nono possiamo fare niente». Il sindaco Alessandro Franchi e l'assessore Luca Agostini hanno parlato a lungo col titolare della Lambda, cercando di capire a fondo la situazione e prospettare quale sia il futuro dell'azienda. Che, nell'immediato, si prepara ad una settimana di fuoco, prima del ritorno dell'ufficiale giudiziario.
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