Proteste
In trenta rischiano il posto
Mario Moscadelli
Azienda dellle Morelline verso la chiusura per sfratto
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ROSIGNANO. Un altro duro colpo al mondo del lavoro sta per abbattersi sulle Morelline: trenta addetti, tra operai e tecnici, rischiano di perdere il posto. Ormai sembra questione di ore. L'azienda di cui fanno parte è la Lambda, realtà operativa nel terziario avanzato (soprattuto saldature), che chiude per un particolare caso di sfratto. Particolare perché, secondo i titolari della Lambda ma anche per la Cna, alla base del problema non c'è una situazione di crisi o di morosità. Ma c'è un mancato accordo con la proprietà del capannone, dove la Lambda opera in affitto dal 2004. Mancato accordo, che domani mattina in via Guido Rossa determinerà l'arrivo dell'ufficiale giudiziario per ritirare le chiavi dello stabile e consegnarle al proprietario. Ma andiamo per ordine, perché la vicenda è articolata. «Per una serie di fatti che hanno a tratti dell'incredibile - spiega la nota della Cna - la Lambda, azienda sana e in costante crescita con 30 addetti fra diretti e tempo determinato, potrebbe essere costretta alla chiusura dall'intervento dell'ufficiale giudiziario». Ma quali sono questi fatti? «Nel 2004 - spiega Paolo Taddei, titolare della Lambda, che ha una sede legale a Collesalvetti - per aumentare la nostra gamma di servizi abbiamo preso in affitto questo capannone alle Morelline firmando un contratto per 6 anni. Nell'operazione, tra l'altro, abbiamo assunto alcuni operai della ditta lì operante e oggetto di fallimento. Dopo due anni dal nostro arrivo, la struttura ha cambiato proprietà, passando alla Con Pro». La Lambda venne informata che il contratto d'affitto non sarebbe stato rinnovato alla scadenza. «La Con Pro, legittimamente, ci fece sapere in via ufficiale che avremmo dovuto lasciare la struttura alla fine del 2010. Insomma, non sarebbe stato possibile prolungare l'affitto. Così ci siamo messi in moto per cercare una nuova sistemazione». Sistemazione trovata. «Sì, con la Promo 2 - continua Taddei - titolare di un lotto di 15mila metri quadrati alle Morelline, firmammo un accordo per costruire qui la nostra nuova sede. Ma abbiamo dovuto abbandonare l'operazione. E non per colpa nostra: a causa dei problemi giudiziari dell'ex sindaco Nenci e dell'immobilismo dell'attuale giunta, quell'area non ha mai avuto l'autorizzazione per diventare edificabile. Così abbiamo perso molto tempo utile. E soldi». Nel frattempo si è avvicinata la data di scadenza dell'affitto. «Siamo ripartiti alla ricerca di un nuovo spazio, trovandolo: è praticamente davanti la Rea. Il capannone è pronto per il settembre prossimo». Così nell'attesa di traslocare, ecco che la Lambda ha chiesto una proroga alla Con Pro. «Che non c'è stata concessa. Perché non abbiamo trovato un altro spazio nel frattempo? Perché noi, in un bunker costruito nell'attuale sede, effettuiamo radiografie ai macchinari. Servizio che richiede un'autorizzazione ministeriale, che non si ottiene nel giro di pochi mesi. Inoltre, noi abbiamo offerto alla proprietà una serie di soluzioni per venire incontro alle loro esigenze. Ma niente. Così sono costretto a mandare tutti a casa». Della vicenda, come spiega la Cna, è stata informata anche l'amministrazione comunale. «Riteniamo - afferma la Cna - che il buon senso posso ancora prevalere sulle carte, giungendo ad una proroga che consenta alla Lambda di spostarsi nella nuova sede. Per questo domani mattina «saremo insieme al sindacato davanti all'azienda».
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