Il Tirreno

Il servizio, il catechismo, il rapporto con don Emilio Vukich. Il nuovo parroco si insedierà a luglio

Don Pio torna nella sua S. Croce

Chiara Castaldi
Don Pio Maioli
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Don Pio Maioli

Qui nel '72 iniziò a fare il chierichetto. Le prime messe nella baracca

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 ROSIGNANO. La parrocchia di Santa Croce, nei giorni scorsi, è stata affidata dalla diocesi di Livorno a don Pio Maioli (ora a San Leopoldo a Vada) il quale qui ha mosso i primi passi come chierichetto, diventando poi catechista, animatore e accompagnatore dei gruppi di giovani che frequentavano la chiesa. Radici che hanno origine fin dai tempi della fondazione della seconda parrocchia di Solvay.  Quando a guidarla era don Emilio Vukich, figura molto amata dai parrocchiani al quale oggi è intitolata la piazza a fianco della chiesa e dove sorse la prima struttura, nel 1968: quel fabbricato in lamiera conosciuto come "la baracca". Anche don Pio nei racconti la ricorda. «I miei - ricorda Pio - mi portavano a messa la domenica; avevo cinque anni, quando, di mia volontà, chiesi a don Emilio se potevo fare il chierichetto; lui mi rispose che ero troppo piccolo e aggiunse: "torna l'anno prossimo o quando sarai cresciuto un palmo. Puntualmente l'anno dopo, cresciuto di un palmo, mi ripresentai al parroco, che mi accolse come chierichetto. Era il 1972 - prosegue don Pio - e quella che tutti chiamavamo "la baracca" c'era da pochi anni; era molto essenziale come struttura, niente a che fare con quella di oggi. Ho continuato a fare il chierichetto fino all'età delle medie». Dalle parole di don Pio emerge un legame speciale con la parrocchia di Santa Croce: «Tanti miei coetanei - prosegue - cominciarono a entrare negli scout; il gruppo allora faceva riferimento alla parrocchia di santa Croce e diventare scout significava anche lasciare Santa Croce, non poter più fare il chierichetto la domenica. Così scelsi di rimanere e di lasciare stare gli scout. A quattordici anni feci un anno di aiuto-catechista e poi il catechista per diversi anni. In quel periodo - ricorda - don Emilio fu trasferito; allora non potevo immaginare che lo avrei rincontrato anni dopo durante il seminario. Con lui ci si intendeva al volo; in particolare ricordo la sua dedizione alla missione di parroco». A don Vukich, nel 1981 subentrò don Luciano Cantini, che qualche anno dopo fu affiancato da don Andrea Brutto. «Anche con loro - afferma don Pio - sono cresciuto svolgendo diverse attività. Ancora - confessa - non pensavo al sacerdozio. Partii militare e iniziai a lavorare come ragioniere. La chiamata venne più tardi, intorno ai 26 anni». Vocazione maturata a Santa Croce.  Che il rapporto di Pio con la chiesa di Santa Croce sia sempre stato profondo lo dimostra anche il fatto che il giovane seminarista chiese espressamente «di non essere inviato in quella parrocchia, per il primo anno di seminario perché - afferma - come invece di prassi fa la diocesi, con i novizi; la conoscevo troppo bene, dalle persone, alle attività alle abitudini; insomma non sarebbe stata una vera prova». Il ritorno a S. Croce? «Non me lo sarei mai immaginato - dichiara - di tornare a Santa Croce come prete; da un lato sono contento, ma c'è anche un po' di timore: è tanto che manco, molte cose sono cambiate, si sono succeduti ben due parroci, e ognuno ha lasciato la sua impronta; la struttura stessa è cambiata». L'insediamento ufficiale è previsto per i primi di luglio.

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