Sicurezza
«Invece, noi». La riflessioni di un genitore
E se il figlio ha un handicap? Guardiamo oltre l'orticello
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Credo che ogni coppia salvo rare eccezioni desideri avere dei figli; poco dopo la nascita si ricorre all'idonea forma di istruzione e facendo parte di questo mondo ove se non si è in due a lavorare è difficile sbarcare il lunario si ricorre a della strutture tipo asili nido, asili infantili, prima delle scuole dell'obbligo e poi a scuole di ogni ordine e grado a seguire. Poi per i figli si cerca il loro sport preferito, facciamo in modo che possa coltivare quella sana passione. Poi i figli da una certa età in poi si creano le proprie amicizie e con quelle attuano il loro svago.
Poi ognuno ha qualche passione tipo la musica, il ballo o qualsiasi altra cosa e quindi dedica qualche ora anche a questo... Insomma il figlio in un modo o nell'altro può compiere dei passi indipendenti. L'autonomia prende sempre più vigore sia per i figli che crescono sia per i genitori che man mano hanno più tempo da dedicare a loro stessi. E se il figlio invece è portatore di handicap? Si deve sempre lavorare in due, si hanno degli asili e delle scuole di vario ordine e grado, si hanno anche insegnanti di sostegno e poi? Poi, salvo qualche apertura saltuaria verso altri impegni, il bambino portatore di handicap è a totale tutela e attenzione dei genitori o della famiglia in totale che gli ruota intorno.
Tutto questo nel periodo extra scuola e 24 ore su 24 e per una intera vita. Credo che sarebbe bello che potessero esistere idonee strutture ricettive vicine, nel proprio territorio con spazzi all'aria aperta e spazzi chiusi ove poter dedicare del tempo a questi ragazzi con assoluta professionalità, non luoghi dove pascolare ma luoghi dove professionalmente sollecitare, spronare, incentivare, opportunamente seguire, ognuno per il proprio handicap. (..) Io sono un genitore che non ha una personale esperienza del genere ma più volte mi trovo ad osservare situazioni di questo genere e mi rendo conto di quanto certi genitori siano unici e splendidi. Perché non tendergli una mano professionale? Un semplice genitore che guarda oltre il proprio orticello
Poi ognuno ha qualche passione tipo la musica, il ballo o qualsiasi altra cosa e quindi dedica qualche ora anche a questo... Insomma il figlio in un modo o nell'altro può compiere dei passi indipendenti. L'autonomia prende sempre più vigore sia per i figli che crescono sia per i genitori che man mano hanno più tempo da dedicare a loro stessi. E se il figlio invece è portatore di handicap? Si deve sempre lavorare in due, si hanno degli asili e delle scuole di vario ordine e grado, si hanno anche insegnanti di sostegno e poi? Poi, salvo qualche apertura saltuaria verso altri impegni, il bambino portatore di handicap è a totale tutela e attenzione dei genitori o della famiglia in totale che gli ruota intorno.
Tutto questo nel periodo extra scuola e 24 ore su 24 e per una intera vita. Credo che sarebbe bello che potessero esistere idonee strutture ricettive vicine, nel proprio territorio con spazzi all'aria aperta e spazzi chiusi ove poter dedicare del tempo a questi ragazzi con assoluta professionalità, non luoghi dove pascolare ma luoghi dove professionalmente sollecitare, spronare, incentivare, opportunamente seguire, ognuno per il proprio handicap. (..) Io sono un genitore che non ha una personale esperienza del genere ma più volte mi trovo ad osservare situazioni di questo genere e mi rendo conto di quanto certi genitori siano unici e splendidi. Perché non tendergli una mano professionale? Un semplice genitore che guarda oltre il proprio orticello
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