Il Tirreno

Cinque imputati per Jessica

Alessandro De Gregorio
L’alloggio dove avvenne l’omicidio il 14 luglio dello scorso anno
◗
L’alloggio dove avvenne l’omicidio il 14 luglio dello scorso anno

La procura chiede di processare l'amica e i 4 brasiliani

3 MINUTI DI LETTURA





 VADA. Rapina e omicidio aggravati. Roba da ergastolo. Con queste accuse la Procura di Livorno ha chiesto il rinvio a giudizio dei cinque sudamericani considerati gli assassini di Jessica Karina Labezzaris Munoz, l'ecuadoregna di 35 anni uccisa il 14 luglio 2010 nell'appartamento dove si prostituiva col nome d'arte di Jennifer o di Tari.  I pm Luca Masini e Paola Rizzo hanno depositato anche la richiesta di acquisizione delle conversazioni intercettate. L'udienza davanti al gup è fissata a breve, il 23 giugno.  Gli imputati. Sono Judit Dolores Viejo Enriquez in arte «Katia» (36, ecuadoregna) e i brasiliani Riberio Diogo Carvalhais (25), Fernando Gomes Da Silva (32), Rodrigo Romagnoli detto «Palla di fuoco» (36) e Franquece Marcelino Ferreira detto «Frank» (35).  Reati e ruoli. Sono tutti imputati in concorso per rapina e omicidio aggravati e a ciascuno viene assegnato un ruolo. «Katia», ex coinquilina della vittima (aveva lavorato con lei a Marina di Grosseto), è ritenuta l'ideatrice, istigatrice, basista e organizzatrice della rapina eseguita dal fidanzato Diogo e dagli altri, venuti da Torino. «Palla di fuoco» è accusato di aver fatto l'autista e di aver organizzato l'incontro tra i complici e la vittima. Frank a sua volta sarebbe stato il palo e l'organizzatore della rapina: quello che aveva reclutato e istruito Da Silva e Romagnoli e aveva acquistato insieme a Da Silva un pacco di 100 fascette da elettricista per legare la vittima. Diogo e Da Silva sono invece accusati di aver fatto l'irruzione nell'appartamento, di aver legato e imbavagliato la ragazza e di averne «cagionato volontariamente la morte dolorosa per asfissia meccanica indotta». Insomma, di averla uccisa. Si contestano una serie di aggravanti tra cui il fatto commesso con crudeltà. Frank è imputato anche per falso e ricettazione per una carta di identità facente parte di un lotto rubato al Comune di Venezia, poi falsificata e usata per fuggire in Olanda.  Il delitto. Avvenne lo scorso 14 luglio in un residence di via Gobetti. La mattina Jessica ricevette le telefonate di un'amica e una cugina. A entrambe disse che stava andando a Marina di Cecina per delle commissioni. Poi fece rientro a casa. In via Gobetti c'erano Palla di fuoco, Frank, Diogo e Gomes. La ragazza fu aggredita sul pianerottolo. Le fu infilato uno straccio in bocca, fu ammanettata polsi e caviglie. Lottò e provò a gridare, ma le legarono attorno alla bocca un pezzo di tenda. Morì dopo una lunga agonia, come confermò l'autopsia. Il cadavere fu scoperto alle 23,30. Sempre stando alle accuse, la banda era convinta di trovare trentamila euro in quella casa. Ce n'erano solo seimila, nelle valigie preparate la sera prima dalla vittima che avrebbe dovuto trasferirsi a Marina di Massa. In pochi giorni la polizia arrestò tutti: Dolores a Follonica, Gomes e Diogo alla periferia di Torino, Palla di fuoco alla periferia di Cuneo e Frank in Olanda.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa