Il Tirreno

«Da un anno aspetto una risposta»

Rino Bucci

Diagnosticato un aneurisma: pensionato non sa se deve operarsi o meno

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 CECINA. Potrebbe essere l'ennesima fuga verso un'altra azienda sanitaria. Uno dei tanti viaggi al di fuori dell'Asl 6 per farsi curare. La storia del signor Antonio Lombardi - 62 anni pensionato e ranger per passione - ci racconta come i disguidi e i tempi lunghi a volte possono portare i cittadini a scegliere servizi alternativi a quelli offerti dall'azienda di Monterotondo.  Scelte che sommate fanno 89 milioni di euro: il peso delle fughe sul bilancio annuale dell'Asl. Era il maggio del 2010, quando a causa dei frequenti dolori alla testa il signor Lombardi, su consiglio del medico, si sottopose ad una tac. «Fu il primo esame. Andai a Volterra - racconta l'uomo - perché i tempi a Cecina erano troppo lunghi». Dopo pochi giorni arriva il referto: il radiologo nota che l'uomo ha un aneurisma all'arteria vertebrale. A questo punto, si richiedono esami più approfonditi. «Parlai con il mio medico di base - dice Lombardi - e mi spiegò che dovevo sottopormi ad un angio-tac alla testa per controllare meglio la situazione». L'esame viene eseguito nel reparto neuroradiologia di Livorno nel luglio dell'anno scorso e la diagnosi di Volterra viene confermata in pieno. Intanto i dolori alla testa continuano e Lombardi spesso si rivolge al pronto soccorso di Cecina in cerca di cure. È in una di queste occasioni che i medici decidono il trasferimento a Livorno con l'ambulanza. Il pensionato viene ricoverato in neurochirurgia dove è sottoposto anche a angiografia cerebrale. Si conferma la presenza dell'aneurisma per la terza volta. «I medici mi hanno detto che avrebbero mostrato gli esami ad uno specialista che arriva da Firenze, per valutare se fosse il caso di posizionare uno stent per curarlo, poi mi hanno dimesso». Però, a questo punto il meccanismo si blocca. «Cosa è successo? Niente. È questo il punto. In pratica, non ho sentito più nessuno. A quanto mi risulta lo specialista di Firenze non ha ancora visionato il cd con il mio esame e a distanza di un anno non so se mi devo operare oppure no. Con tutti i rischi del caso. Più di una volta ho telefonato in reparto per chiedere spiegazioni ai medici - ci sono stato anche di persona - ma niente, la situazione non si è sbloccata. Mi toccherà farlo da solo, prendendo la macchina e andando a Bologna per farmi curare». Interpellata sulla vicenda l'Asl ha ricostruito il caso. «Il problema - spiegano dall'azienda - è che lo specialista fiorentino è un libero professionista che ha un contratto con noi. Non è un medico del reparto».  «Questo perché svolge un tipo d'intervento altamente specializzato. Viene ogni quindici giorni - un mese, controlla gli esami e garantisce un tot di operazioni l'anno. Per questo motivo le liste di attesa e i tempi sono lunghi».

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