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Fli: «E' un disastro la connessione wi-fi in biblioteca»

Fli: «E' un disastro la connessione wi-fi in biblioteca»

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CECINA. Connessione wireless in biblioteca? Un servizio a dir poco scadente e per giunta limitato ai primi arrivati. «Questo sarebbe il favoloso wireless per tutti? Ma non fatemi ridere». E' quanto denunciano Marco Pioli e Marco Rossi, rispettivamente vicecoordinatore di Fli Cecina e coordinatore giovanile che hanno segnalato il cattivo funzionamento del servizio che no aiuta gli studenti e gli intenauti che intendono collegarsi alla rete. «Quante volte - scrivono Pioli e Rossi - abbiamo sentito i consiglieri di maggioranza o altri membri dello stesso Comune vantarsi di aver dato alla luce un servizio di connessione a internet in biblioteca gratuito e aperto a tutti? Fin qui niente da eccepire. È lecito fare sfoggio dell'esito del proprio impegno. Non è altrettanto corretto però parlare di un servizio utile per i cittadini quando invece lascia così tanto a desiderare. La connessione messa a disposizione impallidirebbe perfino gli utilizzatori di modem 56 kbps. Sarebbe troppo pretendere una rete eccellente come quella delle università, ma così è veramente un disastro».  «E non è finita qui - aggiungono Pioli e Rossi - Per utilizzare la connessione è necessario, com'è ovvio che sia, registrarsi in biblioteca, per poi successivamente iscriversi al servizio. Si riceve così un codice di identificazione e una password. Il problema è proprio questo. Questi codici sono stati concessi in dotazione molto limitata, tant'è che se dopo nemmeno due mesi dalla nascita del servizio un cliente della biblioteca richiedeva di ricevere il suo codice, gli veniva negato categoricamente, in quanto gli accessi erano già stati tutti distribuiti. Ci troviamo dunque davanti a una doppia limitazione: connessione lenta e accesso per i pochi primi arrivati. Questo sarebbe il favoloso wireless per tutti? Ma non fateci ridere».  «Il problema è sempre lo stesso - concludono i due esponenti di Fli - le cose si fanno a metà, giusto per poter dire di averle fatte. Se siamo a corto di liquidità è meglio farne la metà e farle come si deve, anziché farle tutte in modo osceno. Ma la cosa che dà più fastidio è che la storia è sempre la stessa. Nessuno fa niente di buono per i giovani. Di giovani si parla solo quando si va alla ricerca di voti, poi si finisce per servirgli ogni tanto un insulso contentino come ci racconta questa storia, per poterne parlare a un consiglio comunale o per fare un bell'articolo sul giornale. Ora vogliamo proprio vedere chi avrà il coraggio di prendersi le colpe».

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