Il Tirreno

DOPO S. LUCE

 Maurizio Marchi   (Medicina Democratica)

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DOPO S. LUCE E' finita l'era delle liste civiche improvvisate  Il test elettorale nel Comune di Santa Luce, tanto per riferirci ad esperienze del territorio, ha confermato e dimostrato la vacuità e la leggerezza delle liste civiche che hanno avuto un sviluppo particolare all'indomani della scomparsa o della crisi dei partiti post tangentopoli.  Maturò, allora, l'esigenza di fare ricorso alla cosiddetta "società civile". Questa "innovazione" fu facilitata anche dalla debolezza dei partiti nati dopo il tracollo di tangentopoli: resta la Lega le cui caratteristiche restano quelle di un partito ancorato ad un territorio ben delimitato.  Ebbene gli eventi di queste ultime legislature amministrative hanno dimostrato chiaramente la graduale "evanescenza" di questi liste civiche che si sono, nel tempo, trasformate in occasioni di rilancio di personaggi politici caduti nel dimenticatoio o di "ambizioni" che non erano riuscite ad emergere.  Gli accadimenti di Santa Luce, che hanno consentito al Partito Democratico, sconfitto nel 2006 per divisioni al proprio interno da una lista civica vicino alle posizioni del centrodestra, di ritornare alla guida di quel comune, confermano e rafforzano le nostre iniziali valutazioni.  Una clamorosa rottura all'interno della giunta ha provocato, in questa ultima tornata elettorale, la divisione delle forze all'interno della vecchia maggioranza mediante la presentazione di due liste che hanno naturalmente favorito il ritorno della sinistra alla guida di quel comune.  Esattamente due anni fa Castellina, comune confinante con quello di S. Luce, una lista civica, completamente disancorata dai partiti, vinse clamorosamente le elezioni sconfiggendo il candidato del Partito Democratico. Qui un sindaco "debole" privo di una forte personalità, espressione autentica della società civile ma privo di qualsiasi esperienza politica ed amministrativa, incapace di sopportare "gli stress" ed "il cumulo delle responsabilità" che la gestione di un Comune, seppure piccolo, provocano, dopo pochi mesi si è dimesso provocando la indizione di nuove elezioni a distanza di due anni dalla sua elezione ed il ritorno, in pompa magna, di un sindaco e di una maggioranza di sinistra. Questi due episodi locali, ma le cronache nazionali sono piene di casi simili, servono a dimostrare e confermare la debolezza strutturale di queste spericolate "innovazioni" non corroborate da una adeguata preparazione e formazione politica/culturale. Ecco perchè le vicende di S. Luce e Castellina Marittima ripropongono seriamente l'esigenza e la opportunità di una ricomposizione, a tutto tondo, di solide formazioni politiche in grado di costruire e preparare una vera classe dirigente idonea ad assumersi responsabilità di rilievo come è, sicuramente quella, della conduzione di un'istituzione importante ed impegnativa come il Comune. Responsabilità che non possono essere legate all'improvvisazione, alla impreparazione o alle beghe personali e paesane come è accaduto appunto in quel di Santa Luce. Naturalmene ci sono poi lodevoli eccezioni come resta quella di Casale Marittimo, dove il nostro caro amico Fabrizio Burchianti, sindaco valido ed apprezzato di quell'antico, centro svolge con capacità e lungimiranza il suo prestigioso incarico.  Ma si dà il caso che sia cresciuto e maturato all'interno del circolo culturale Il Centro che ha sfornato, nell'ultima tornata elettorale, tra i suoi giovani collaboratori, un sindaco e due consiglieri comunali: vi sembra poco? Enrico Dello Sbarba (Il Centro) LA REPLICA Medici in collina Ecco come lavoriamo  Ho appena finito di leggere l'articolo datato 30 maggio in cui interviene la lista civica "Insieme per Riparbella" e rimango allibito dalle inesattezze riscontrate. Non entro nel merito politico dell'intervento, ma credo sia doveroso dare un contributo alla verità sulla situazione, anche perché mi rendo conto dell'ignoranza (intesa come non conoscenza del problema) sulla realtà dell'Ucp (unità di cure primarie) e dell'evoluzione della "struttura più amata in paese, quella del medico di famiglia" e dei suoi compensi.  La scelta dell'ambulatorio a Guardistallo fu fatta in funzione di una equidistanza fra i quattro Comuni, (l'alternativa sarebbe stata Montescudaio), anche per la disponibilità, immediata, dei locali offertaci dalla Croce rossa di Guardistallo.  All'interno della struttura giravano anche gli specialisti individuati dai medici partecipanti al progetto Ucp, ospitati all'interno dei nostri ambulatori.  Quanto al conflitto di interesse, non vedo come questo possa essere rappresentato dal momento che noi medici percepiamo quanto previsto dal contratto nazionale per la medicina generale in base al numero degli assistiti in carico, comprensivi delle quote per l'infermiera ed il collaboratore di studio che vengono poi pagati da noi medici. Questo è tutto il nostro introito ed "interesse" per la medicina di gruppo che non ha niente a che fare con il progetto in discussione. A tal proposito siamo noi medici di medicina generale ad accollarci tutta la parte organizzativa dal momento che mettiamo a disposizione degli specialisti i nostri ambulatori (ognuno di noi paga al comune di Guardistallo una quota mensile anche se in convenzione), nonché le spese per infermiera e collaboratore di studio per la gestione delle visite ed appuntamenti.  Quanto alla corsia preferenziale, questa è da intendersi in funzione del fatto che gli specialisti che operavano a Guardistallo, geriatra, cardiologa e ortopedico, ci garantivano per i nostri assistiti (in regime della Ucp) una programmazione mensile delle visite, per cui le liste di attesa, non gravando su Cecina o Livorno, di fatto non esistevano dal momento che erano riservate ai nostri pazienti ed anche da Riparbella la risposta è stata soddisfacente. Con il progetto in essere, approvato anche dall'amministrazione comunale di Riparbeila, si ripristinerebbe di fatto la situazione come per l'Ucp, ma verrebbe ampliato il bacino di utenza, dal momento che vi potranno afferire tutti i cittadini residenti nei quattro Comuni, non solo i nostri assistiti. Questo mi sembra uno spirito collaborativo che riguarda un territorio piccolo come i nostri quattro Comuni, volti ancora un volta a dare quelle risposte concrete e non solo demagogiche, ai bisogni dei cittadini. Sono stati proprio loro a chiedere, a gran voce, il ripristino del servizio, evocando addirittura una eventuale petizione popolare con relativa raccolta di firme su tutti e quattro i comuni. Quanto alla durata del progetto, secondo il mio parere sarebbe stato inutile partire solo per un anno, anche per l'organizzazione degli stessi specialisti. Non entro nel merito della risoluzione dei problemi dell'ospedale di Cecina, ma credo che sia ben chiara a tutti. Andrea Panetta (referente della Medicina di Gruppo) MARCHI (MD) Referendum sull'acqua Adesione genuina?  Difficile credere alla genuinità dell'adesione del Pd locale al referendum nazionale contro la privatizzazione dell'acqua. Per almeno due motivi molto concreti: 1) l'Asa fu tra le prime aziende idriche ad essere privatizzate nel 2003, nonostante l'opposizione dei lavoratori e la contrarietà del Parlamento Europeo; 2) malgrado la pessima gestione di Asa in questi 8 anni da Spa, in questi giorni il Pd locale e toscano (con l'appendice Idv) sta privatizzando il servizio rifiuti.  Al di là del referendum sull'acqua, le scelte che stanno compiendo sui rifiuti ora sono pericolosissime e foriere di sviluppi imprevedibili.  Intanto da subito sono a rischio i posti di lavoro delle aziende "tradizionali", Rea e Aamps. Poi, anche se siamo sempre stati duramente critici sulla gestione locale dei rifiuti (pesante abuso della discarica di Scapigliato, poca raccolta differenziata, nessuna politica alternativa verso la chiusura del sito) con l'Ato unico (province di Livorno, Pisa, Lucca e Massa) e l'ingresso di un privato extraterritoriale si profila un allontanamento dei centri decisionali, Con ulteriore peggioramento dei rapporti con i cittadini e l'ambiente. Le decisioni di fondo sui rifiuti verranno prese lontano da Rosignano e da Livorno, probabilmente anche da Firenze. E saranno decisioni finalizzate al profitto (del privato, appunto) e non certo ad affrontare in maniera responsabile e progressiva - verso i "rifiuti zero" - il problema dei rifiuti.  Già la parziale privatizzazione di Rea, avvenuta negli anni scorsi con il concorso di figure colluse con la camorra, dovrebbe aver fatto scattare l'allarme. Così non è stato, e si persiste nell'errore, portandolo alle estreme conseguenze, e preparando il terreno ad imposizioni assolutamente inaccettabili come il mega-inceneritore, che si prospetta ormai da mesi, senza tuttavia indicare, per il momento, dove localizzarlo. In questo quadro minaccioso, forse i lavoratori Rea, con i quali fin d'ora solidarizziamo, e la popolazione di Rosignano dovrebbero esprimere una decisa opposizione al "pensiero unico" della privatizzazione dei rifiuti e del proprio territorio.  Come per l'acqua, anche per i rifiuti non siamo terreno di conquista di nessuno.

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