Italia
Overdose, chiesto il processo per due
Alessandro De Gregorio
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Uno scorcio di via Vecchia livornese Davanti al gup sia il presunto spacciatore che l'amica, per depistaggio
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CECINA. Uno le avrebbe venduto la dose mortale di eroina. L'altra, l'amica, avrebbe cercato di depistare le indagini ripulendo quella casa e spostando addirittura il cadavere. Malgrado i presunti depistaggi le indagini sono andate avanti e ora il pm ha chiesto il loro rinvio a giudizio. Si tratta di Jacopo Conti (cinquantaduenne di Massa, domiciliato alla California di Bibbona) e di Maria Paola Lovati (quarantanovenne milanese residente a Cecina). Sono ritenuti coinvolti nella morte della ventiduenne trovata senza vita in un appartamento alla Palazzeta, tre anni fa. Il sostituto procuratore Gianfranco Petralia ha chiesto che i due vengano processati per spaccio di sostanze stupefacenti e morte come conseguenza di altro delitto (Conti), favoreggiamento e frode processuale continuata (Lovati). L'udienza davanti al gup Beatrice Dani è stata fissata per il 20 luglio. Conti verrà difeso dall'avvocato Enrico Marinai, Lovati dall'avvocato Massimo Tuticci. Nella richiesta di rinvio il pm evidenzia l'acquisizione delle fonti di prova: gli accertamenti di polizia giudiziaria eseguiti dal commissariato cecinese, i verbali di sommarie informazioni, una consulenza tecnica (l'autopsia eseguita dal medico legale Luigi Papi) e le intercettazioni telefoniche. E' stato infatti anche per mezzo di queste ultime che gli investigatori hanno chiuso il cerchio attorno a Conti e Lovati. Gli avvocati annunciano battaglia, parlano di indizi, si preparano a contestare l'impianto accusatorio. A luglio sapremo se la ricostruzione della polizia verrà ritenuta idonea o meno a incardinare il processo. I fatti risalgono alla mattina del 17 dicembre 2008, pochi giorni prima di Natale. La vittima, che lavorava come banconista in una pizzeria, quel giorno era insieme alla Lovati. Questo non lo dicono soltanto le indagini ma fu la stessa Lovati ad ammetterlo quando fece scattare l'allarme. Perché fu lei a telefonare al 118 chiedendo che fosse inviata un'ambulanza. Del resto la giovane fu trovata a casa sua, in via Vecchia livornese. Sul letto, ormai morta. Sulle prime si parlò di sospetta overdose da cocaina. Accanto alla ragazza, su un comodino, la polizia trovò alcune cartine stropicciate con tracce di polverina bianca. Non era coca ma eroina, questo lo si è appurato dopo. Eroina che sarebbe stata assunta da tutte e due, ma non endovena: sniffata o fumata. Quel giorno stesso la Lovati fu sentita dalla squadra anticrimine mentre il magistrato di turno, la dottoressa Carla Bianco, inviò il medico legale che condusse un'ispezione esterna. Pochi giorni dopo il dottor Papi fu incaricato di eseguire un'autopsia vera e propria, oltre alle analisi tossicologiche sulle sostanze contenute nelle cartine. La Lovati fornì una versione che non convinse gli agenti. Fu messo sotto controllo il suo telefono, vennero acquisiti i tabulati telefonici delle due donne, si studiarono le celle. Così durante le indagini balzò fuori il nome di Conti, ritenuto come dicevamo quello che cedette l'eroina alle due amiche. La Lovati stessa, da persona informata sui fatti, diventò indagata: fu accusata di aver alterato lo stato dei luoghi (avrebbe eliminato quasi ogni traccia di stupefacente dall'abitazione) e addirittura di aver spostato il cadavere. La polizia sospettò che la vittima fosse morta non sul letto ma sul divano o addirittura in auto.
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