Sicurezza
Fu inaugurata nel 2008 dal ministro Matteoli. Per la ristrutturazione spesi 3 miliardi di euro
Villa Celestina, cattedrale nel deserto
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Sopra Villa CelestinaA parte qualche conferenza, la vita della struttura è ancora in standby
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CASTIGLIONCELLO. C'è chi l'ha ribattezzata una "cattedrale nel deserto", chi storce ancora il naso davanti a quell'alta cancellata che impedisce l'accesso alla terrazza sul mare a residenti e turisti di Castiglioncello, chi continua a farsi domande sul perché siano stati spesi quasi tre milioni di euro per ristrutturare un'immobile che continua ad essere praticamente inutilizzato, morto. Il soggetto delle tante domande è ancora Villa Celestina. Era il maggio del 2008 quando l'allora sindaco Alessandro Nenci e al ministro Altero Matteoli tagliarono insieme il nastro ed aprirono ufficialmente la villa alle visite della cittadinanza. Oggi però le attività legate alla vita culturale della struttura sembrano stentare a prendere il via.
I più informati parlano addirittura di strumenti, quelli che debbono servire al dipartimento di biologia marina dell'Università di Pisa, ancora imballati. Insomma dei circa 250 metri quadrati riportati agli antichi splendori, compresi i bagni rivestiti di marmo verde come gli originali con gli elementi in porcellana, (un'operazione di restauro durata anni), ne vengono utilizzati, e saltuariamente, solo una minima parte: il piano terra, ossia l'auditorium nel quale Comune, associazioni e università tengono conferenze e convegni, nonché il laboratorio della Cea, sempre gestito dal comune di Rosignano, associazione ambientale collegata con le attività educative delle scuole del territorio.
Al primo piano ed al piano seminterrato, dove si trovano i laboratori dell'Università, la vita sembra in standby; eppure il protocollo d'intesa tra Comune e Ministero è del 2001, mentre è del 2007 l'accordo con l'ateneo pisano. E, come venne detto il giorno dell'inaugurazione, il centro universitario di biologia marina doveva diventare un punto di riferimento addirittura nazionale. Intanto gli anni non sono passati in maniera indolore: qualche chiazza di umido, qualche crepa in qua e là, fioriscono dai muri rinnovati e due anni fa, proprio il laboratorio, si riempì d'acqua dopo un violento acquazzone. Nessuno, a meno che non sia autorizzato, può entrare nella struttura chiusa al pubblico. Eppure sembra che qualche cosa si stia muovendo.
«Quest'estate - spiega l'assessore ai lavori pubblici Lilia Benini - sono in programma attività del dipartimento di Biologia Marina e, forse, vi verranno svolti dottorati di ricerca. Varie sperimentazioni e, forse, anche alcune sessioni di esame. L'attività del dipartimento è stata attiva anche questo inverno. Qui è stato portato avanti uno studio sulle posedonie. D'altra parte, come è ormai noto, le Università stanno facendo i conti con i sempre meno fondi a disposizione». Problemi economici che si intrecciano con quelli logistici: organizzare corsi ed esami in una sede distaccata rispetto a Pisa, comporta investimenti. Ma che l'attività del dipartimento nei prossimi mesi prenderà il via secondo un fitto calendario di appuntamenti, lo conferma anche il professor Alberto Castelli, responsabile del dipartimento di Biologia Marina.
I più informati parlano addirittura di strumenti, quelli che debbono servire al dipartimento di biologia marina dell'Università di Pisa, ancora imballati. Insomma dei circa 250 metri quadrati riportati agli antichi splendori, compresi i bagni rivestiti di marmo verde come gli originali con gli elementi in porcellana, (un'operazione di restauro durata anni), ne vengono utilizzati, e saltuariamente, solo una minima parte: il piano terra, ossia l'auditorium nel quale Comune, associazioni e università tengono conferenze e convegni, nonché il laboratorio della Cea, sempre gestito dal comune di Rosignano, associazione ambientale collegata con le attività educative delle scuole del territorio.
Al primo piano ed al piano seminterrato, dove si trovano i laboratori dell'Università, la vita sembra in standby; eppure il protocollo d'intesa tra Comune e Ministero è del 2001, mentre è del 2007 l'accordo con l'ateneo pisano. E, come venne detto il giorno dell'inaugurazione, il centro universitario di biologia marina doveva diventare un punto di riferimento addirittura nazionale. Intanto gli anni non sono passati in maniera indolore: qualche chiazza di umido, qualche crepa in qua e là, fioriscono dai muri rinnovati e due anni fa, proprio il laboratorio, si riempì d'acqua dopo un violento acquazzone. Nessuno, a meno che non sia autorizzato, può entrare nella struttura chiusa al pubblico. Eppure sembra che qualche cosa si stia muovendo.
«Quest'estate - spiega l'assessore ai lavori pubblici Lilia Benini - sono in programma attività del dipartimento di Biologia Marina e, forse, vi verranno svolti dottorati di ricerca. Varie sperimentazioni e, forse, anche alcune sessioni di esame. L'attività del dipartimento è stata attiva anche questo inverno. Qui è stato portato avanti uno studio sulle posedonie. D'altra parte, come è ormai noto, le Università stanno facendo i conti con i sempre meno fondi a disposizione». Problemi economici che si intrecciano con quelli logistici: organizzare corsi ed esami in una sede distaccata rispetto a Pisa, comporta investimenti. Ma che l'attività del dipartimento nei prossimi mesi prenderà il via secondo un fitto calendario di appuntamenti, lo conferma anche il professor Alberto Castelli, responsabile del dipartimento di Biologia Marina.
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