Il Tirreno

Il depuratore sotto accusa

Alessandra Bernardeschi
Il professor Focari tra il sindaco Franchi (a sinistra) e l’assessore Donati
◗
Il professor Focari tra il sindaco Franchi (a sinistra) e l’assessore Donati

Coliformi, alghe e carbonato le cause delle schiume

3 MINUTI DI LETTURA





 CASTIGLIONCELLO. La presenza di coliformi totali, di ione ammonio, di streptococchi, di batteri degradanti di idrocarburi, di fioriture di alghe nonché gli elevati livelli di carbonato di calcio sono i fattori che determinano le schiume in mare.  E' questo ciò che si evince dallo studio voluto dall'amministrazione comunale e portato avanti dal dipartimento di scienze ambientali dell'Università di Siena, illustrato ieri pomeriggio dal professor Silvano Focari durante un incontro a Villa Celestina. Incontro nel quale è stato presentato anche il progetto di raddoppio del depuratore delle acque reflue di Rosignano Solvay. Progetto che, una volta ultimato, tratterà correttamente fino a 60mila abitanti contro i 25mila di oggi. Lo studio dell'Università di Siena è durato 18 mesi durante i quali sono state analizzate tutti i tipi di schiume: dalle bianche e dense a quelle marroni. Schiume che sono più frequenti al mattino. «Tutta l'area di Rosignano Solvay - ha detto Focari - è critica». Ma dalle cartine proiettate durante l'incontro, zone rosse, ossia particolarmente critiche, risultano essere la zona di mare antistante le Spiagge Bianche dove, appunto, insiste il depuratore, ma anche Castiglioncello tra Portovecchio e la Punta Righini. «I livelli di concentrazione delle sostanze rilevate - hanno detto i tecnici dell'Università - sono al di sotto di ciò che prevede la normativa e, dunque, non ci sono pericoli per la salute umana. Ciononostante tutti questi fattori possono provocare il fenomeno delle schiume». Per quanto riguarda i livelli di ione ammonio, «nella zone rosse risultano maggiori rispetto ad altre aree». Il problema potrebbe essere causato appunto dalla condotta del depuratore «che tratta le acque reflue ma che, certe volte, è stata trovata rotta in alcuni punti». Condotta che, consigliano gli esperti dell'Università, dovrebbe essere collocata più in profondità proprio per evitare il gioco di correnti marine che dal basso portano verso l'alto: «la notte il materiale organico potrebbe sedimentarsi nei fondali e di giorno salire verso la superficie». Questa potrebbe essere la spiegazione del perché il fenomeno si riscontra maggiormente durante le ore mattutine e, in prevalenza, nei mesi di luglio ed agosto. Ma anche gli idrocarburi dei natanti e il carbonato di calcio che esce dal fosso bianco, «sono cofattori importanti per un sistema già stressato». Ovvio il dibattito dal pubblico. «Perché il Comune non ha mai reso note queste analisi nonostante i prelievi dell'Arpat?», hanno chiesto i cittadini presenti, e soprattutto « come giustificare la consegna della bandiera blu a Vada e Castiglioncello?» La risposta viene netta dall'Asa. «Le eventuali rotture della condotta marina sono sempre state riparate - ha detto l'ingegner Pacini - ed i valori dei prelievi delle acque di mare sono sempre stati nella norma. Ovviamente i natanti e il carbonato di calcio complicano la situazione». Per quanto riguarda la condotta, «con i suoi tre chilometri è la più lunga della Toscana e del nord Italia ed il volume degli scarichi in mare, grazie anche al progetto Aretusa, è di 2.200 metri cubi al giorno in estate e di 2.600 metri cubi in inverno proprio perché sappiamo quanto delicato sia il sistema ambientale e marino in quella zona». Un ambiente tanto delicato e stressato che Ato, grazie anche al finanziamento del Ministero, ha deciso di investire due milioni di euro per la seconda linea del depuratore. «Il processo di depurazione attuale - spiega Pacini - è a fanghi attivi ed è in grado di depurare fino a 25mila abitanti equivalenti. Ci sono punte di criticità, per pochi giorni all'anno, quando il depuratore arriva a dover trattare fino a 45mila abitanti equivalenti. Per questo, proprio in considerazione dei picchi delle presenze estive e delle nuove previste urbanizzazioni abbiamo avviato un progetto per trattare le acque reflue fino a 60mila abitanti equivalenti». Una nuova linea per 35mila abitanti equivalenti che verrà realizzata davanti al depuratore esistente e per la quale si prevedono anche coperture per l'abbattimento dei cattivi odori.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa