Il Tirreno

«Ti sei giocata cinquemila euro»

Alessandro De Gregorio
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IL FILM. L’attrice Noomi Rapace, protagonista del film “Uomini che odiano le donne” tratto dall’omonimo libro di Stieg Larsson

Accusato di aver molestato per anni la figlia, sessantenne a processo

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 CECINA. «Ecco, ti sei appena giocata cinquemila euro...». Sarebbe una delle frasi rivolte alla figlia di fronte al suo ennesimo rifiuto di diventare la sua amante. L'amante di suo padre. Ne ha riferito ieri in aula la dottoressa Maddalena Aste, psicoterapeuta che da anni segue la ragazza. Sotto processo, per la seconda volta, il padre: un uomo di sessant'anni residente a Lecce. La figlia, 31, abita a Cecina.  Lui ha già subìto un processo, concluso nel 2001 con un patteggiamento, per essersi masturbato davanti alla ragazza. In quel caso si parlava di atti osceni, oggi il reato è contenuto nell'articolo 612 bis: atti persecutori, stalking.  Atti persecutori. Si parla di persecuzione. Perché da allora, stando alle accuse, lui non ha mai smesso di usare violenza nei confronti della figlia. Violenza psicologica, la più subdola e penetrante. A colpi di telefonate e di sms (tutti intercettati) dal contenuto erotico, anzi «pornografico» come ha detto lo psichiatra Massimo Marchi, anche lui sentito in aula in qualità di consulente tecnico di parte civile. Ieri davanti al giudice Antonio Del Forno e al pubblico ministero Antonella Tenerani hanno parlato i due specialisti. Assente l'imputato, contumace sin dalla prima udienza (è difeso dall'avvocato Sergio Santese). Presenti la figlia, costituita parte civile e seduta accanto all'avvocato Celeste Vichi. Presente anche la madre della ragazza, tra il pubblico. In silenzio, i pugni stretti e un dolore liquido negli occhi.  Deposizioni choc. Quelle dei due specialisti sono state esposizioni lunghe, pacate, approfondite, dettagliate. Ma scioccanti. Parole come pietre scandite nel silenzio di un'aula attenta e a tratti attonita.  Si è detto di tutto. Dell'infanzia della ragazza in Puglia, della separazione dei genitori, del rientro di lei e della madre a Cecina; del padre che un giorno la lasciò in auto e si nascose così, tanto per vedere la sua reazione (episodio che gli costò la possibilità di frequentarla da solo). E poi dei tentativi di trasformare quella ragazzina in amante, di giustificare quell'incesto, di definirlo «un bellissimo tipo di amore». Padre che le raccontava cosa faceva con la moglie e l'amante per cercare di eccitarla ottenendo, ovviamente, l'effetto opposto. Padre che addirittura le offriva soldi e, al rifiuto di lei, reagiva con uno sprezzante «ti sei giocata cinquemila euro». Come se la figlia fosse una puttana. Come se non fosse sua figlia.  Più che un amore malato un possesso morboso spacciato per amore. E quindi un odio. Per le donne e ciò che rappresentano. A cominciare da sua figlia.  Sofferenza. «Questa vicenda - ha detto ieri in aula il dottor Marchi - ha provocato nella ragazza uno stato di ansia, un'instabilità emotiva, continui cali di umore, difficoltà a relazionarsi con gli altri. In sintesi, un'oggettiva sofferenza interiore».  Più o meno quanto ha ribadito la dottoressa Aste che ha parlato di nevrosi: «La nevrosi non è una malattia mentale ma uno stato di sofferenza. E lei questa sofferenza se la sta portando dietro da tempo».  Senso di colpa. Nevrosi, disgusto, senso di inadeguatezza e rabbia. Ma anche senso di colpa tipico, con la vittima che più o meno incosciamente si attribuisce parte della responsabilità di quanto le è accaduto. Specialmente in un caso del genere in cui la vittima è la figlia, l'oggetto dei desideri di un padre «inadeguato» come è stato degfinito l'uomo, ma pur sempre suo padre. Che lei, in fin dei conti, trascina in tribunale. Un padre che lei subisce e, nonostante tutto, che cerca. Perché a quanto pare le avance dell'uomo sono scatte ogni qualvolta la ragazza si è rimessa in contatto con lui. Magari soltanto per comunicargli la morte della nonna. E' stato detto anche questo, su precisa domanda del pm che lo ha chiesto a entrambi i testi: «Faccio l'avvocato del diavolo - ha detto la Tenerani - e vi chiedo: a fronte di questo comportamento del padre, più che recidivo, è normale questo ciclico tentativo di riavvicinamento da parte della ragazza? Ha una sua coerenza?». La risposta è sempre stata sì. Perché quello è suo padre, perché qualsiasi figlia vuole avere un padre. Anche cattivo. E perché qualsiasi figlia, come lei, spera sempre in un ravvedimento, in un cambiamento. Perché un padre è una radice, è te stesso. «Ogni volta che è stato assorbito il trauma - ha detto Marchi - probabilmente in lei è diventata prevalente la voglia di avere un babbo». «E ogni volta - ha aggiunto Aste - le speranze della ragazza si sono rivelate infondate».  Tutti meccanismi che condizionano la personsalità nell'adolescenza e anche dopo. Solo da adulti, con grande sforzo e non sempre, si può riuscire a tagliare il cordone. E' stato detto tutto questo ieri in aula.  Verso la sentenza. Qualche timido tentativo dell'avvocato difensore di screditare la figura della ragazza è stato soffocato sul nascere dal giudice. Poi il dibattimento è stato chiuso, perché l'imputato ha fatto sapere che non intenderà sottoporsi all'esame. Udienza rinviata a ottobre per la discussione finale e la sentenza.  

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di Redazione web