Il Tirreno

Balneari, indotto in crisi

Angela Feo
Balneari, indotto in crisi

L'incertezza sulle concessioni blocca gli investimenti

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Le ordinazioni per ombrelloni e cabine da parte degli stabilimenti balneari nell'ultimo anno sono diminuite del 40%. I fornitori sono in crisi, mentre i proprietari dei bagni non se la sentono di investire nelle strutture, in attesa di capire quale sarà in parlamento l'esito del decreto del governo che prevede, per il 2015, un'asta pubblica per le concessioni demaniali e una durata di 20 anni per le concessioni stesse.

«Di fatto il decreto del governo recepisce la direttiva europea Bolkestein che noi abbiamo sempre criticato - spiega Stefano Paperini, titolare del bagno Delfino alle Gorette e presidente regionale Fiba Confesercenti - Per questo ci sentiamo presi in giro e ci stiamo preparando a manifestazioni di ogni tipo: blocchi dell'autostrada e chiusura degli stessi stabilimenti. Siamo esterefatti e speriamo che l'articolo 3 (la parte che riguarda il settore balneare, ndr) in parlamento venga stracciato. Esso stabilisce che nel 2015 ci sia un'asta pubblica aperta a tutti i concorrenti europei, senza però specificare modi e criteri di assegnazione e senza precisare come saranno salvaguardati gli investimenti fatti dai privati negli ultimi trent'anni». 

La direttiva europea nasce dalla volontà di liberalizzare il mercato dei servizi all'interno dell'Unione e di garantire dunque un'equa competizione. «Ma gli stabilimenti balneari sono servizi sui generis - spiega Luca Marini, presidente dell'Afib (Associazione Fornitori Balneari Italiani) - In realtà si tratta di piccole e medie aziende a conduzione familiare che hanno fatto investimenti, acceso mutui e ipotecato beni. Dietro alle quali c'è un indotto che in questa situazione di incertezza rischia di finire alla canna del gas».  È emblematico il caso dell'azienda Ar.Ma.Gi, di Vicopisano, che rifornisce sdraio e ombrelloni anche agli stabilimenti balneari cecinesi. Qui nell'ultimo anno si registra un calo di ordinazioni del 28%. «La crisi economica non c'entra niente con questa situazione - si affrettano a precisare dall'azienda - Finché i titolari degli stabilimenti erano certi di avere il rinnovo delle concessioni ogni sei anni, abbiamo lavorato tranquillamente.

Nell'ultimo anno invece facciamo solo riparazioni. Nessuno investe in nuove strutture sapendo che tra 4 anni potrebbero perdere la concessione. Di solito in questo periodo prendiamo degli "stagionali" in più per 4-5 mesi. Ebbene, non solo questi contratti salteranno, ma saremo costretti a mandare a casa del personale».  Non va meglio all'azienda Meucci di San Giovanni alla Vena, che costruisce cabine e chioschi da spiaggia per bagni di tutta Italia: fino all'anno scorso vi lavoravano sette persone tra proprietari e operai. «Purtroppo abbiamo dovuto licenziare tre dipendenti - racconta Gian Piero Meucci - E a fine stagione dovrò mandare tutti a casa. A settembre scorso avevo ordini per 800mila euro. Di questi 600mila sono stati ritirati, insomma il 60% delle entrate si è volatilizzata».  Molti dei proprietari dei 17 stabilimenti balneari a Marina di Cecina e alle Gorette sono in subbuglio.

La preoccupazione più grande è che le concessioni vadano in mano a multinazionali del turismo straniere.  «Per partecipare a una procedura di evidenza pubblica è necessaria una garanzia bancaria e una fideiussione che non è facile ottenere - spiega Alberto Nencetti, proprietario del bagno "Ippocampo" - È quindi verosimile che le concessioni non finiscano nelle mani di giovani imprenditori, ma di grandi società, come Eurodisney ad esempio, che sanno quale sia la forza attrattiva che le nostre coste hanno per il turismo europeo».  L'altra questione che viene sollevata riguarda l'occupazione: «La legge non parla di come salvaguardare i posti di lavoro - dice Nencetti - Da noi lavorano 22 persone. Che fine faranno?»

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