Il Tirreno

Rumori, il Comune prende tempo

Una veduta dall’alto della fabbrica
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Una veduta dall’alto della fabbrica

Franchi: «Dobbiamo analizzare la sentenza»

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 ROSIGNANO. «Prima di prendere una decisione dobbiamo analizzare attentamente la sentenza, una sentenza molto complessa». È questa la prima reazione del sindaco Alessandro Franchi alla decisione del Tar che, accogliendo i due ricorsi di Solvay, ha ordinato l'annullamento delle delibere che riguardano l'approvazione del piano acustico comunale. Piano che risale al 2004. «Le motivazioni del Tar sono molto tecniche - ribadisce Daniele Donati, assessore all'ambiente - e necessitano di un'attenta analisi». Due, comunque le strade, a disposizione dell'amministrazione comunale: il ricorso al Consiglio di stato o la riadozione di un nuovo piano che tenga conto di quanto espresso dal Tar nella 32 pagine di sentenza. Una decisione potrebbe essere presa entro la fine della settimana.  Alla base del contenzioso, lo ricordiamo, la classe di rumore attribuita dal Comune a quattro siti di proprietà dell'industria: quella relativa dall'impianto Neutrec, quella che riguarda il consorzio Aretusa, il pontile Vittorio Veneto e l'area degli stoccaggi criogenici. Questi siti sono stati classificati dal piano acustico comunale in classe 5 (ovvero "aree prevalentemente industriali"), ma per Solvay dovevano essere inserite in classe 6, vale a dire sotto la voce "aree esclusivamente industriale". Dunque, in quella fascia che permette il limite massimo di rumorosità.  Dopo sette anni di memorie, relazioni e udienze (l'ultimo nel dicembre scorso), pochi giorni fa è stata depositata la sentenza. E sono più di una le contestazioni al metodo applicato dall'amministrazione comunale per questa classificazione, i cui parametri sono stati ritenuti dai giudici, in estrema sintesi, «lesivi verso l'azienda e ingiusticati». Per palazzo civico, ad esempio, i ricorsi presentati da Solvay sarebbero in primo luogo inammissibili perché ritenuti «non lesivi verso l'azienda, in quanto tra le due classi non ci sarebbero sostanziali differenze di valori». Ma il Tar si è espresso diversamente: i limiti di rumore del periodo notturno (22-6) della classe 5 sono più restrittivi della 6 «e per tanto questo va ad incidere sul valore d'uso e su quello di scambio delle aree, limitandone la possibilità di godimento ed il valore di mercato». Secondo il Tar, poi, il Comune ha sbagliato a classificare questi siti sulla base delle previsioni urbanistiche, «trascurando il fatto che queste attività economiche trovano tutela in virtù della loro risalente posizione rispetto ai futuri insediamenti». Sempre per i giudici, inoltre, «non si capisce perché per le classi 5 e 6 il Comune abbia tenuto conto delle valutazioni qualitative indicata da Arpat (il cui eleborato è alla base del piano, ndr) utilizzati invece per le altre tre fasce». Il Tar ha invece respinto il ricorso di Solvay sul piano strutturale.

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