Attenzione
«Ci diceva di non fatturare»
Alessandro De Gregorio
Imputato per truffa, la testimonianza dei dipendenti
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CECINA. Un direttore dai modi bruschi, duri, che ordinava ai dipendenti di non fatturare e di mettere i soldi cash in una busta da consegnare a lui. E' il ritratto che gli ex dipendenti stanno facendo di Fabio Siuni, l'imprenditore che cinque estati fa dirigeva l'hotel Cantiere navale di Donoratico e ora si trova sotto processo per truffa aggravata. Alcune testimonianze stanno confermando come questo avvenisse attraverso le cene extra (3-400 euro alla volta) e il pagamento della camera senza prenotazione (due-tremila euro a serata). All'ultima udienza, davanti al giudice Chiara Nardi (pm Maria Ferraro) ha deposto Roberto Schiasselloni mentre era assente l'economo Giacomo Toninelli. E siccome la deposizione di quest'ultimo viene ritenuta fondamentale l'udienza è stata rinviata a metà luglio. L'imputato. Fabio Suini è un imprenditore di 39 anni di Gonnostramatza (Oristano), residente a Porto Azzurro. Difeso dall'avvocato Paolo Di Tursi, è imputato per truffa aggravata perché «in qualità di amministratore unico della Plaza srl che gestiva l'azienda turistico-alberghiera "Il Cantiere navale" a Donoratico della Nexus Srl, con artifizi e raggiri consistititi nell'impartire ordini ai sottoposti di incassare dai clienti somme senza fatturazione e trattenendosi delle somme falsamente compilando i libri contabili di prima nota, si procurava l'ingiusto profitto consistito nell'aver introitato circa 250mila euro». Estate «magra». I fatti risalgono alla stagione estiva 2006, durante la quale appunto Siuni era direttore. Monia Pasqualini, che teneva la contabilità della Nexus hotel, ha spiegato in aula che Siuni «in quanto direttore compilava la prima nota che poi inviava in sede e noi contabilizzavamo». E ha confermato quanto detto a suo tempo ai finanzieri della squadra di polizia giudiziaria della procura: «Nel settembre 2006 il socio Schiasselloni si accorse di perdite non giustificate in relazione alle presenze e chiese all'economo Toninelli di verificare la congruità delle fatture. Lui confermò l'incongruenza in certi periodi» e dedusse che «le fatture erano state gonfiate a favore del direttore». Al processo è stato sentito anche il direttore successivo, Monica Favilli, assunta nell'aprile 2007: «Appena arrivata due soci mi dissero che l'anno precedente c'erano stati numerosi ammanchi e mi invitarono a stringere sui dipendenti, in particolare su quelli che gestivano direttamente il denaro. Toninelli mi disse di aver saputo dal maitre Antonio Langasco che Siuni gli aveva dato ordine di non fatturare le cene extra al ristorante e che lui ogni sera avrebbe fatto un tot di soldi in più al nero. Si parlava di 3-400 euro a serata». E poi Chiara Cavallini, che quell'estate del 2006 era addetta al ricevimento, ha confermato tutto: «Siuni mi disse di non fare la ricevuta fiscale, quando potevo, nei casi di pagamento in contanti. Aggiunse di mettere i soldi in una busta e darli a lui. Io l'ho sempre fatto, non mi piaceva ma del resto lo facevano un po' tutti. Quanto ho messo in busta? Due-tremila euro a turno, il sabato. E io ho fatto una decina di turni. Poi mi sono licenziata». Le indagini. Fu la Nexus a presentare, attraverso il liquidatore Claudio Lorenzetti, un esposto in procura. Lorenzetti sottolineò i numeri delle stagioni 2006 e 2007 al Cantiere navale. Nella prima, sotto la gestione Siuni, a fronte di 66.232 presenze gli incassi ammontarono a 1.427.074 euro. L'anno dopo, gestione Favilli, nonostante un calo di presenze (64.630) gli incassi aumentarono di 400mila euro (1.828.024). Le indagini furono coordinate dal pm Massimo Mannucci. Nel giugno 2009 Siuni fu rinviato a giudizio. Al processo la Nexus, parte offesa, è tutelata dall'avvocato Marco Mirani.
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