Il Tirreno

Accoltella il compagno di lavoro

Alessandro De Gregorio
Il capitano De Corato, in primo piano il coltello sequestrato all’operaio
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Il capitano De Corato, in primo piano il coltello sequestrato all’operaio

Troppe battute sulla moglie. Uno ora è in carcere, l'altro all'ospedale

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 ROSIGNANO. Per giorni, sul luogo di lavoro, aveva sopportato quelle risatine e quelle allusioni sul conto della propria moglie. Mercoledì sera non ci ha visto più e, quando il collega è andato a chiedergli scusa, gli ha aperto la porta sferrandogli una coltellata. Ora Giorgio Grosso, genovese di 47 anni, è in carcere alle Sughere con l'accusa di tentato omicidio.  L'altro invece, Salvatore Incorvaia (37 anni di Gela, Caltanissetta) è ricoverato all'ospedale di Livorno, in prognosi riservata anche se non in pericolo di vita.  I due sono dipendenti della Cobesa thermosound Spa, società spezzina che ha in appalto lavori di isolamento e coibentazione alla raffineria Eni di Stagno. Insieme ad altri trasfertisti avevano preso alloggio alle porte di Castiglioncello, in camere separate di un residence al Fortullino.  Stando a quanto hanno raccontato entrambi ai carabinieri, i dissapori tra i due erano cominciati da alcuni giorni, proprio sul luogo di lavoro. Grosso si sarebbe sentito preso in giro da Incornaia, mortificato davanti agli altri colleghi, ma non avrebbe mai avuto una reazione. Fino all'altra sera.  E siamo a mercoledì. Questa la ricostruzione dei carabinieri. Dopo il lavoro, Grosso rientra al residence. Incorvaia invece va a casa di altri amici a vedere la partita Inter-Roma. Alla fine del primo tempo il siciliano, pentitosi degli sfottò, decide di tornare al residence per parlare con l'amico e provare a chiarirsi con lui. Bussa alla porta, Grosso gli apre. Ma ha già un coltello in mano. E' un coltello particolare, «metallico» come dirà Incorvaia ai militari riferendosi al manico. Con quello lo colpisce all'addome. Un fendente solo, ma vibrato con forza al fianco sinistro. Poi Grosso torna in casa e richiude la porta.  Incorvaia a quel punto non perde tempo. Premendo contro la ferita per impedire l'emorragia, sale in macchina e corre al pronto soccorso più vicino, quello di Livorno. Da qui parte la segnalazione ai carabinieri, che riescono a parlare con il siciliano nei minuti che corrono tra la medicazione e l'intervento chirurgico. Si fanno dare nome e indirizzo, raccolgono una prima deposizione e vanno a casa di Grosso.  Il genovese è ancora in camera. Viene accompagnato in caserma. La flagranza è trascorsa ma ci sono gravi indizi che fanno scattare il fermo: l'arma (un coltello a serramanico con una lama di 9 centimetri), i vestiti ancora sporchi di sangue. E poi l'ammissione. «Sì, abbiamo litigato» dice ai carabinieri. Confessa anche di averlo colpito ma a quanto pare non si rende conto della gravità. Forse hanno anche bevuto entrambi.  Grosso viene trasferito in carcere a disposizione del magistrato di turno, la dottoressa Fiorenza Marrara. L'udienza davanti al gip è prevista per sabato.  Incorvaia nel frattempo viene operato e ora è tenuto sotto stretto controllo medico nel reparto di chirurgia.  

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