Italia
«L'ospedale destinato a chiudere»
Il Pdl attacca Asl e Regione: la sanità è in crisi perché è malata di politica
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CECINA. L'ospedale di Cecina è a rischio chiusura: la sentenza arriva a bruciapelo dall'on. Lucio Barani, ospite dell'incontro sulla sanità cecinese organizzato dal Pdl venerdì sera all'auditorium di via Verdi. Una condanna, secondo l'ex sindaco di Aulla famoso per aver dedicato una statua a Bettino Craxi e ai politici vittime di Tangentopoli, decisa dal governatore Rossi che avrebbe inserito Cecina nel "libro nero" con Volterra, Empoli e Fivizzano. Barani era al tavolo dei relatori insieme al consigliere regionale Stefano Mugnai (vicepresidente della Commissione sanità).
Il quadro è tracciato a tinte fosche già nell'introduzione di Paolo Barabino, capogruppo del Pdl cecinese. Davanti a una platea gremita di cittadini - oltre a rappresentanti della destra cecinese, ci sono membri dell'associazionismo, del mondo religioso come don Reno Pisaneschi, e alcuni esponenti politici: tra questi c'è anche Belcari di Rifondazione - Barabino snocciola di tagli ai posti letto, accorpamenti di reparti nelle unità di intensità di cura che di fatto snaturano o «fanno scomparire l'Utic», fiore all'occhiello dell'ospedale; primari cancellati, come in ginecologia. Quindi denuncia «un progressivo impoverimento di un livello di cura che in passato aveva raggiunto buone prestazioni, di fronte al quale la Conferenza dei sindaci assiste inerme».
Il tutto frutto di «scelte politiche sbagliate», e di una proliferazione di personale amministrativo a scapito dell'organico medico e paramedico. Questo perché, come recita il titolo del convegno, «non è più centrale la cura della persona nella sanità», una sanità «malata di politica», che accumula debiti, 9 milioni nell'Asl livornese, e paga 11 milioni di euro per i dirigenti.
Bene con Pisa. Il consigliere regionale Stefano Mugnai rilancia la provocazione che Barabino lanciò in un'intervista al Tirreno: visto che i cecinesi scelgono di curarsi a Pisa, evitiamo di pagare i costi delle fughe (circa 11 milioni nel 2010) scorporando la Bassa Val di Cecina da Livorno e accorpandola invece con l'Asl pisana. Non è tanto una provocazione, dice Mugnai, visto che il principio della buona sanità è la possibilità di scegliere dove curarsi da parte del paziente. «Cecina - dice Mugnai - paga una logica politica, quella del Pd, che è improntata solo al mantenimento del potere, attraverso le assunzioni e la gestione di opere che possono dare lavoro a cooperative e aziende vicine».
Sanità «malata di politica». Insomma la costruzione del nuovo ospedale di Livorno, «che non è neppure previsto nel piano sanitario regionale», rastrella soldi dai presidi periferici. Che vengono depotenziati progressivamente. «La commissione regionale - annuncia Mugnai - farà la sua parte, abbiamo già fatto un sopralluogo in 7 Asl su 12 e i primi di giugno saremo a Livorno».
Indagini sui bilanci. Ancora più duro l'intervento di Barani. Il quale dice senza mezzi termini che il sistema dei bilanci in Toscana è stato stravolto. E riferendosi allo scandalo di Massa respinge la spiegazione del governatore Rossi, su appropriazioni indebite che hanno causato il buco-voragine. «Rossi era assessore alla sanità - dice - e di fatto la sanità è rimasta nelle sue mani di dominus. La Regione non poteva ignorare la situazione dei bilanci. Ma certo c'era bisogno di dire che i conti erano a posto per presentarsi e vincere le elezioni». Barani ricorda di aver presentato un esposto di 1200 pagine a diverse procure. «E non ho ancora finito». M.M.
Il quadro è tracciato a tinte fosche già nell'introduzione di Paolo Barabino, capogruppo del Pdl cecinese. Davanti a una platea gremita di cittadini - oltre a rappresentanti della destra cecinese, ci sono membri dell'associazionismo, del mondo religioso come don Reno Pisaneschi, e alcuni esponenti politici: tra questi c'è anche Belcari di Rifondazione - Barabino snocciola di tagli ai posti letto, accorpamenti di reparti nelle unità di intensità di cura che di fatto snaturano o «fanno scomparire l'Utic», fiore all'occhiello dell'ospedale; primari cancellati, come in ginecologia. Quindi denuncia «un progressivo impoverimento di un livello di cura che in passato aveva raggiunto buone prestazioni, di fronte al quale la Conferenza dei sindaci assiste inerme».
Il tutto frutto di «scelte politiche sbagliate», e di una proliferazione di personale amministrativo a scapito dell'organico medico e paramedico. Questo perché, come recita il titolo del convegno, «non è più centrale la cura della persona nella sanità», una sanità «malata di politica», che accumula debiti, 9 milioni nell'Asl livornese, e paga 11 milioni di euro per i dirigenti.
Bene con Pisa. Il consigliere regionale Stefano Mugnai rilancia la provocazione che Barabino lanciò in un'intervista al Tirreno: visto che i cecinesi scelgono di curarsi a Pisa, evitiamo di pagare i costi delle fughe (circa 11 milioni nel 2010) scorporando la Bassa Val di Cecina da Livorno e accorpandola invece con l'Asl pisana. Non è tanto una provocazione, dice Mugnai, visto che il principio della buona sanità è la possibilità di scegliere dove curarsi da parte del paziente. «Cecina - dice Mugnai - paga una logica politica, quella del Pd, che è improntata solo al mantenimento del potere, attraverso le assunzioni e la gestione di opere che possono dare lavoro a cooperative e aziende vicine».
Sanità «malata di politica». Insomma la costruzione del nuovo ospedale di Livorno, «che non è neppure previsto nel piano sanitario regionale», rastrella soldi dai presidi periferici. Che vengono depotenziati progressivamente. «La commissione regionale - annuncia Mugnai - farà la sua parte, abbiamo già fatto un sopralluogo in 7 Asl su 12 e i primi di giugno saremo a Livorno».
Indagini sui bilanci. Ancora più duro l'intervento di Barani. Il quale dice senza mezzi termini che il sistema dei bilanci in Toscana è stato stravolto. E riferendosi allo scandalo di Massa respinge la spiegazione del governatore Rossi, su appropriazioni indebite che hanno causato il buco-voragine. «Rossi era assessore alla sanità - dice - e di fatto la sanità è rimasta nelle sue mani di dominus. La Regione non poteva ignorare la situazione dei bilanci. Ma certo c'era bisogno di dire che i conti erano a posto per presentarsi e vincere le elezioni». Barani ricorda di aver presentato un esposto di 1200 pagine a diverse procure. «E non ho ancora finito». M.M.
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