La manifestazione
«Lasciati a piedi anche di notte»
Rino Bucci
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Il capolinea degli autobus Atl a Cecina L'odissea di trenta operai Lucchini, nel mirino i bus dell'Atl
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CECINA. «Sono un operaio delle acciaierie Lucchini. Volevo mettervi a conoscenza dei continui disservizi dell'Atl...». A scrivere è un metalmeccanico di Riparbella, Sandro Pellegrini. La sua voce non è isolata. In molti in queste settimane criticano il servizio bus che da Rosignano fa la spola fino a Piombino. Una sorta di viaggio della speranza in un percorso di 100 chilometri tra andata e ritorno. Sono circa una trentina gli operai che dalla punta della Bassa val di Cecina si spostano quotidianamente verso lo stabilimento siderurgico. Trenta operai spalmati sui tre turni della fabbrica. I ritardi. «L'ultimo episodio risale a lunedì scorso - racconta Pellegrini - quando il pullman che parte da Rosignano per portarci a Piombino è passato con oltre 15 minuti d'anticipo e alle 4.43 invece di essere alla California si trovava già all'altezza di San Vincenzo. Usufruiamo di questo servizio pagando un regolare abbonamento, ma dobbiamo mettere in conto di andare spesso in auto a nostre spese e rischio. Visto che abito a Guardistallo, usufruivo anche dei mezzi in servizio sulle colline, ma dopo essere rimasto cinque volte a piedi di notte, ho deciso di prendere la macchina fino alla California. Almeno ho la certezza di tornare a casa». Niente pullman. A creare diversi malumori è stata anche la sospensione del servizio a Pasqua e il 1º maggio. «Purtroppo gli operai lavorano in quei giorni - spiega Giovanni Riccio, di Vada - e non ci pare giusto che saltino le corse per portarci in Lucchini. Ci hanno avvertiti con poco preavviso e con un foglio in pensilina. Oltre alla beffa di dover essere lontani dalla famiglia, ci è toccato prendere l'auto e spendere un sacco di soldi in più. Non basta che con gli ultimi tagli ci tocchi alzarci 20 minuti prima per arrivare in tempo al turno di notte». La polemica. La soppressione delle corse a Pasqua e il primo maggio ha mandato su tutte le furie i sindacati. Una novità (non era mai accaduto prima d'ora, ndr.) che non è stata gradita. Circa due settimane fa la Cgil aveva sollevato la questione. Il responsabile livornese, Claudio Picchiottino l'aveva definita «una serrata aziendale che va contro un diritto costituzionale, un'interruzione di pubblico servizio assurda, che lascerà a piedi migliaia di persone». La questione, tramite la Commissione di garanzia era arrivata sul tavolo del prefetto Domenico Mannino, ma a quanto pare senza sortire gli esiti sperati. E gli operai sono rimasti a piedi. «Non si è trattato di sospensione del servizio pubblico - spiega l'assessore provinciale ai trasporti Pieri Nocchi - La scelta è stata comunicata con largo anticipo e condivisa con i sindaci in conferenza dei servizi già da dicembre. È stata una decisione sofferta, ma dettata dalla crisi che ha colpito l'azienda e ha determinato questi tagli. Ci spiace per i dipendenti Lucchini, ma abbiamo optato per questa soluzione considerando anche il fatto che non si tratta di corse affollate e che in quei giorni di festa Trenitalia garantiva il servizio».
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