Il Tirreno

Arpat: laghetti non inquinati

Arpat: laghetti non inquinati

Concluse le analisi per Casagiustri, ma Pellegrini è scettico

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CECINA. Le analisi Arpat escludono «attualmente» qualsiasi inquinamento, sia nel terreno che nelle acque. «Lo escludono fin dove sono arrivati carotaggi e prelievi - sottolinea il sindaco di Montescudaio, Aurelio Pellegrini, mettendo subito le mani avanti - Devo ancora terminare di leggere il rapporto dell'Arpat, sono contento per le rassicurazioni ma mi sento di precisare questo. Risultano attualmente non inquinati il terreno e le acque presi in esame ma nessuno ha escluso che, interrati là sotto, ci siano bidoni ancora sigillati contenenti chissà cosa. Ripeto, nessuno lo ha escluso. Se così fosse, quei bidoni potrebbero rilasciare sostanze tra molti anni. Ribadisco anche che, delle due ex cave, mi preoccupa meno il laghetto e più quella sulla quale è nato un centro commerciale e artigianale. Ma le stesse preoccupazioni valgono per Poggio Gagliardo dove prima c'erano conceria e lavanderia industriale. Ora là sopra c'è un centro commerciale e sotto non si può più scavare perché c'è una lastra di cemento a tre metri di profondità».  «Il mio impegno - prosegue Pellegrini - oltre a quello di rendere pubblica questa documentazione, è quello di tenere monitorata la zona chiedendo di ripetere periodicamente le analisi. Mi auguro che lo stesso impegno venga preso e mantenuto dalle future amministrazioni comunali». Le ex cave di Casagiustri. Erano due cave di argilla, una poi è diventata un laghetto mentre sull'altra, coperta, ci sono capannoni commerciali. Dopo la chiusura delle cave, nel 1998, la forestale accertò la presenza di una discarica abusiva quando ormai però il reato era prescritto. Solvay non ha mai confermato, ma neanche smentito, di aver rinunciato a sorpresa a Idro-s (il progetto già approvato per raccogliere acqua dal fiume e utilizzarla a fini civili e industriali) per il timore che la falda fosse contaminata da sostanze tossiche. Nel maggio 2009, dopo una movimentata riunione al Fiorino, il sindaco Pellegrini chiese nuove analisi e annunciò un esposto. Le prime sono pronte, dalla Procura invece non è più trapelata notizia. Poggio Gagliardo. E' tuttora in corso il processo per avvelenamento di acque destinate all'alimentazione nei confronti di Roberto Massini e del figlio Giacomo, che nel 2001 dopo il fallimento della conceria del padre acquistò all'asta, attraverso la Erre Emme sas, immobili e piazzali. Secondo l'accusa, nella falda sarebbe finita trielina sversata da 80 fusti contenenti scarti del processo di lavorazione conciaria, fusti trovati sul piazzale dai carabinieri del Noe. Laghetti di Magona. Nel 1996 le ex cave, diventate discariche autorizzate, dopo un accertamento della finanza furono al centro di un processo concluso con l'assoluzione degli allora sindaco, assessore e dirigente comunale e il patteggiamento del gestore della discarica. Durante quel processo si parlò di rifiuti generici. Mai di fitofarmaci.  Invece un anno fa Rifondazione comunista parlò proprio di fitofarmaci lanciando l'allarme inquinamento per tutta la zona tra Cecina e Montescudaio: per i laghetti della Magona, quelli di Casagiustri e per Poggio Gagliardo. «Sottoterra può esserci di tutto» disse Renzo Belcari producendo anche vecchie foto dei laghetti di Magona in cui si vedevano confezioni di fitofarmaci (Cupravit) in mezzo ad altri rifiuti. Quanto a Casagiustri, Belcari mostrò i risultati di uno studio firmato dalla Regione il 22 giugno 2006, un progetto di «bonifica di un sito inquinato da organoalogenati» che evidenziava quantità di cromo esavalente di cui scrivemmo quell'estate, quando appunto furono trovate pesanti concentrazioni di cromo 6 in alcuni pozzi della zona. Sempre nel rapporto si parlò di una cisterna interrata la cui lunghezza completa non fu stabilita «in quanto non è stato possibile completare lo scavo per la presenza di una soletta di cemento armato».

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