La manifestazione
Primo maggio: saracinesche abbassate
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Uno scorcio del lungomare cecinese Negozi chiusi in centro, aperti bar e gelaterie solo a Marina
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CECINA. Negozi chiusi o negozi aperti? A Cecina la scelta sta al singolo. Chi vuole lavorare alza la saracinesca, chi rispetta la Festa del lavoratore se ne sta a casa con la famiglia. Intanto, la Regione sta preparando una proposta di legge per rendere obbligatoria la chiusura degli esercizi commerciali a Natale, Pasqua e il Primo maggio e fare un po' di chiarezza in questo clima di anarchia lavorativa che regna un po' da tutte le parti. «Ci siamo parlati - spiega Roberto Bartoli, imprenditore commerciale e vicepresidente del Ccn del centro - abbiamo deciso di non aprire. Almeno, a sensazione la maggior parte delle attività rimarrà chiusa. Diciamo il 99 per cento». Però resta una piccola percentuale. Qualcuno infatti sarà al lavoro, soprattutto i negozi in franchising. Per fare un esempio, "La Gardenia" sarà aperta dalle 16 alle 20. «È un'opinione personale - commenta Katia Giannoni, presidente del Ccn - ma secondo me aprire il Primo maggio a Cecina non ha senso. Non abbiamo l'appeal di città come Firenze o Roma. Non capisco chi possa venire. I negozi non sono giocattoli che si aprono a comando, sono gestiti da persone. Anche il fatto che non ci sia una decisione unitaria denota la mancanza di programmazione politica». Diverso il discorso a Marina. Nella frazione a mare è più probabile l'apertura degli esercizi, vista la vocazione turistica. «Francamente non ne abbiamo parlato», spiega il vicepresidente dell'Associazione marinese, Pietro Campanelli. Probabile che siano aperti molti bar e gelaterie in attesa, a braccia aperte di chi arriva da fuori porta. Più difficile che siano operativi gli altri esercizi commerciali. R.B.
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