La manifestazione
In mezzo agli operai e ai malati
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Visita in fabbrica col direttore Sardano, lincontro al Cdf e la stretta di mano con alcune dipendenti (Archivio Solvay) Le due visite alla Solvay di Rosignano e alla Casa Maffi di Cecina
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CECINA. «Sono uno di voi, sono stato operaio anch'io». Lo disse con quel timbro di voce ritmato e inconfondibile rivolgendosi agli operai dello stabilimento Solvay di Rosignano, nella prima visita in Val di Cecina. Era il 19 marzo 1982 e quel papa vestito di bianco, l'elmetto in testa e gli occhi sorridenti, non fece altro che confermare quanto di lui era stato detto e scritto: Karol Wojtyla era un pontefice diverso, capace di scardinare i protocolli quanto di scuotere le coscienze. Giovanni Paolo II quel giorno in qualche modo si sentì un po' anche a casa visto che in Polonia, durante l'occupazione nazista e la Seconda guerra mondiale, lui aveva lavorato davvero in fabbrica. Per quattro anni, proprio alle dipendenze della Solvay: alle cave di pietra di Zakrzowek e alle caldaie in Borek Falecki e a Nowa Huta. Lo raccontò lui stesso cogliendo l'imbarazzo sul volto di un dipendente dello stabilimento rosignanese. «Sono uno di voi, sono stato operaio anche io, avevo vent'anni» spiegò Wojtyla ricordando anche un episodio di quegli anni, un grave infortunio sul lavoro: «Fui investito da un camion durante una manovra e ancora ne porto le cicatrici». Fu una giornata storica quella trascorsa a Rosignano. Circondato da una folla, Wojtyla dopo la visita agli impianti pranzò alla mensa aziendale. Lasciò un ricordo indelebile. Sette anni dopo, il 24 settembre 1989, a ridosso della caduta del muro di Berlino, il papa tornò nella nostra zona. Stavolta a Cecina, alla casa di riposo Cardinale Maffi di San Pietro in Palazzi. Qui visitò gli anziani ospiti della struttura soffermandosi in particolare con gli infermi e i degenti con problemi psichici. Fu un'altra lunga giornata, questa volta scandita da carezze, parole di conforto, gesti pieni d'amore.
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