La manifestazione
IL SINDACALISTA
«Ci spiazzò parlando di diritti»
Alessandra Bernardeschi
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ROSIGNANO. "Il Papa Karol Wojtyla riuscì ad avvicinare veramente la Chiesa ai problemi dei lavoratori della fabbrica". Questo il ricordo più vivo di Giuseppe Basolu al quale toccò, ventinove anni fa nelle vesti di sindacalista, rompere il ghiaccio per portare, nel suo discorso, i saluti di tutto il Consiglio di fabbrica della Solvay. «Una Chiesa che fino ad allora sentivo distante o quantomeno agnostica sui problemi degli operai, in un momento particolarmente difficile, di forti tensioni sociali e alle porte di nuove ristrutturazioni che portarono, in Solvay come in tutte le fabbriche italiane, ad esuberi; tant'è che dai tremila operai che eravamo, in circa dieci anni arrivammo a poco più di mille. Ed il Papa, trent'anni fa parlava di un mondo diverso al centro del quale doveva trovarsi l'uomo e non il profitto». Karlol Wojtyla spiazzò tutti, anche coloro che poche settimane prima ebbero a criticare la visita, dopo la distribuzione di alcune immagini della Madonna, per il timore che il Papa utilizzasse la fede a scopi politici. Ma rispondendo al discorso di Basolu ed alle domande poste da altri esponenti del consiglio di fabbrica Wojtyla parlò di «giustizia sociale, di un mondo diverso, ricordando i problemi degli operai, problemi che lui ben conosceva essendo egli stesso stato un operaio». Perché «non dobbiamo dimenticare - continua Basolu - che erano ancora gli anni della guerra fredda, una situazione che avvertivamo bene anche all'interno dei partiti, soprattutto all'interno del Partito comunista». Ma il rapporto tra papa Wojtyla e gli operai non si concluse in quella sola visita: «L'anno successivo - conclude Basolu - il consiglio di fabbrica venne ricevuto dal Papa a Roma. Anche in quell'occasione il tema centrale furono i lavoratori».
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