La manifestazione
Esproprio, il Comune deve ripagare
Condanna della Cassazione per l'area del tribunale
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CECINA. Nuova tegola per il Comune. Dopo la condanna in appello per l'esproprio del terreno del tribunale di via Landi è arrivata - con data 19 aprile - la sentenza delle sezioni riunite della Corte di Cassazione n. 80925 in cui si accoglie il ricorso in via incidentale presentato dalla Mannoni GinoCarlo & C snc.
E si condanna palazzo civico a pagare 862.973,66 euro più 35,346 euro di indennità di esproprio alla società ricorrente. Il caso è noto e affonda le radici a metà anni '90 quando il Comune, per costruire il tribunale, espropria il terreno di proprietà della società di Mannoni.
Ne nasce una controversia sul pagamento del bene che va avanti fino in appello quando viene riconosciuto il valore venale del terreno e l'amministrazione condannata a pagare circa 431mila euro all'ex proprietà. Contro questa sentenza il Comune di Cecina presenta ricorso in Cassazione, atto che poi successivamente ritira. Non così fa Mannoni che presenta ricorso in via incidentale.
Così, il 19 aprile, la Casazzione a sezione riunite emette la sentenza. Ed è una condanna per l'amministrazione. Il caso finisce in consiglio comunale, sollevato dal capogruppo dell'opposizione Barabino, che accusa l'amministrazione di aver agito male buttando via soldi pubblici.
Il sindaco, pur riconoscendo come a malincuore si dovranno versare altri 400mila euro alla società (in aggiunta a quelli già versati in appello) che potevano essere impiegati per altro, ricorda come negli anni la legislazione sugli espropri sia cambiata repentinamente andando a penalizzare gli enti pubblici.
E riconduce l'atto (l'esproprio) al valore di aver comunque dotato Cecina ed il comprensorio di una sede di tribunale. Replica ancora Barabino ricordando come già nel 2007 l'amministrazione comunale di Cecina aveva tutti gli strumenti per poter evitare il giudizio in Cassazione e soprattutto di pagare una cifra che è lievitata negli anni.
E si condanna palazzo civico a pagare 862.973,66 euro più 35,346 euro di indennità di esproprio alla società ricorrente. Il caso è noto e affonda le radici a metà anni '90 quando il Comune, per costruire il tribunale, espropria il terreno di proprietà della società di Mannoni.
Ne nasce una controversia sul pagamento del bene che va avanti fino in appello quando viene riconosciuto il valore venale del terreno e l'amministrazione condannata a pagare circa 431mila euro all'ex proprietà. Contro questa sentenza il Comune di Cecina presenta ricorso in Cassazione, atto che poi successivamente ritira. Non così fa Mannoni che presenta ricorso in via incidentale.
Così, il 19 aprile, la Casazzione a sezione riunite emette la sentenza. Ed è una condanna per l'amministrazione. Il caso finisce in consiglio comunale, sollevato dal capogruppo dell'opposizione Barabino, che accusa l'amministrazione di aver agito male buttando via soldi pubblici.
Il sindaco, pur riconoscendo come a malincuore si dovranno versare altri 400mila euro alla società (in aggiunta a quelli già versati in appello) che potevano essere impiegati per altro, ricorda come negli anni la legislazione sugli espropri sia cambiata repentinamente andando a penalizzare gli enti pubblici.
E riconduce l'atto (l'esproprio) al valore di aver comunque dotato Cecina ed il comprensorio di una sede di tribunale. Replica ancora Barabino ricordando come già nel 2007 l'amministrazione comunale di Cecina aveva tutti gli strumenti per poter evitare il giudizio in Cassazione e soprattutto di pagare una cifra che è lievitata negli anni.
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