Il Tirreno

Ingegnere contesta i lavori al torrente: «Tecniche di 50 anni fa»

Si allarga il letto del Lupicaia «Strage di piante e animali»

A fianco la ruspa impegnata sul torrente Lupicaia, a Casino di Terra Al centro alcune delle piante già abbattute
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A fianco la ruspa impegnata sul torrente Lupicaia, a Casino di Terra Al centro alcune delle piante già abbattute

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GUARDISTALLO. «Quei lavori al torrente Lupicaia stanno facendo una vera strage di piante e animali». L'allarme arriva da Walter Messmer, ingegnere ecologico-rurale svizzero, titolare da 25 anni del podere Cecina Morta. Si tratta di un'azienda agrituristica situata tra Casino di Terra (comune di Guardistallo) e il territorio di Montecatini Val di Cecina. Tra i confini della sua proprietà ha il torrente Lupicaia, un affluente del Cecina.  In questi giorni, secondo il racconto dell'ingegnere, la Provincia di Pisa ha iniziato dei lavori per allargare il letto del Lupicaia: un intervento, sulla carta, mirato ad affrontare il rischio di alluvioni del fiume Cecina. Ma secondo l'ingegnere svizzero si sta facendo uno scempio ambientale, che fa lo fa arrabbiare perché «la colpa è di tecniche ormai ampiamente superate».  Messmer ha provato a mettersi in contatto con la Provincia, ma quando ha capito che l'opera ormai non si poteva più fermare si è rivolto alla nostra redazione, elencando nel dettaglio anche la quantità di animali, insetti, uccelli e piante che questi lavori rischiano di uccidere. «La Provincia di Pisa - spiega Messmer - sta procedendo ad una canalizzazione del torrente Lupicaia per circa due chilometri. Per allargare il letto del corso stanno scavando sui due lati e per farlo hanno già abbattuto e abbatteranno decine di piante, tra acacie, querce, pioppi edere e altro verde ancora». Ma non solo, la potenza delle ruspe secondo Messmer «farà migliaia di morti tra animali e insetti. Tra cui decine di istrici, uova di fagiano, una ventina di nidi di Martin Pescatore, due cucciolate di tassi, migliaia di formiche crematogaster e lombrichi, regine di cinghialini e anche dei bombi (insetti simili alle api) in via di estinzione come il Megabombus muscorum o il bombino arancio».  Messmer gioca con la denominazione della località dove si sta portando avanti l'intervento: «È proprio una Cecina morta». Ma c'è poco da scherzare per l'ingegnere svizzero, che da martedì vedrà le ruspe della Provincia in azione proprio sul versante della sua tenuta. «Il punto è che questo sistema di lavoro - analizza il coltivatore diretto - andava bene 50 anni fa. Ma oggi le tecniche si sono evolute, sono migliorate all'insegna della tutela della natura. Invece in questo caso siamo davanti ad un lavoro di messa in sicurezza con un sistema anacronistico, tipo Amazzonia. In tutto il mondo ora si lavora con la natura e non contro la natura. Nel caso del Lupicaia, ad esempio, si poteva almeno procedere a tappe, rendendo meno invasivo possibile l'intervento: in questo modo si sarebbe dato tempo alla natura di regolarizzarsi da sola».  Insomma, per Messmer si poteva fare a mano delle pesanti pale. «Chi lavora lungo i corsi d'acqua con le ruspe provoca danni irreversibili dal punto di visto del microclima e dell'ecosistema, deturpando inoltre le bellezze di questo pezzo di Toscana. Lo so che ormai è troppo tardi per fare opposizione, ma spero che questo mio appello possa evitare altre stragi di piante e animali».

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