Toscana
Terminal, gli arancioni fanno ricorso a Napolitano
Alessandra Bernardeschi
Dopo l'appello al Tar, ecco una nuova azione contro il decreto di via del Ministero
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ROSIGNANO. Dopo l'appello al Tar, il comitato del no al rigassificatore ha inoltrato un ricorso al Presidente della Repubblica. Una ulteriore possibilità «per non lasciare nessuna strada intentata», dicono gli esponenti degli arancioni. Non si smontano, però, le polemiche dopo le recenti dichiarazioni del presidente della Regione: «L'affermazione di Rossi, circa il fatto che stiamo correndo il rischio di perdere il Progetto Rosignano che avrebbe garantito la creazione ed il mantenimento di 4000 posti di lavoro, è palesemente falsa» dicono Augusto Menconi, Monica Ciucchi e Mario Baldeschi a nome del Comitato. «Infatti - spiegano - l'attuale livello occupazionale di Solvay più l'indotto non arriva a 2000 occupati, Ineos non ha nessuna intenzione di ampliare significativamente la produzione e il rigassificatore che, una volta realizzato, avrebbe portato al massimo una quarantina di occupati. Inoltre chiediamo a Rossi se i posti di lavoro che andrebbero persi nei settori extra-industriali non contano e non abbiano diritto di tutela da parte del governatore di tutti». Si contesta l'idea che si sia perso del tempo: «se la procedura ha accumulato ritardi - dicono - ciò è dovuto alla complessità, alle modifiche e ai rimaneggiamenti apportati ad un progetto con delle specifiche criticità. Con in più l'assenza di un piano industriale, in mancanza del quale tutto rimane all'interno di un'operazione legata soltanto al commercio del gas». Gli arancioni spiegano anche che «Edison non figura in nessuno di quella decina di progetti di rigassificatori lanciati sul territorio italiano. «Quello che Rossi non dice - proseguono - è che invece l'assetto societario di Edison è in una fase di profondi rivolgimenti, in più tutto il mercato del gas e dell'energia è sottoposto a forti cambiamenti con il pericolo di un eccesso di offerta di gas». E se decidere velocemente «vuol dire fare quanto richiesto per l'autostrada Tirrenica con stravolgimento degli accordi sottoscritti, non considerazione degli interessi dei cittadini e del territorio, noi diciamo di no». Secondo gli arancioni per lo sviluppo della Toscana «occorre pensare ad una presenza qualificata dell'industria, che non è rappresentata dal terminal, ed il presidente di una regione che per vocazione ha settori economici attivi e ricchi di potenzialità come cultura, turismo, commercio ed enogastronomia non può permettersi la discriminazione verso "cuochi e camerieri"».
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